BUSTO ARSIZIO – Nel calcio ci sono treni che passano una volta sola. E la sensazione, alla stazione di Busto (“stazione di Busto”), è che ne sia appena transitato un altro, senza che nessuno sia riuscito a salirci.
La situazione societaria della Aurora Pro Patria 1919 si fa sempre più carica di interrogativi, perplessità e incognite. Dopo il ritiro (o presunto tale) di Estrella Football Group, la holding olandese che aveva avanzato un’offerta ufficiale per l’acquisizione del pacchetto di maggioranza del club di via Ca’ Bianca, nelle ultime ore si starebbe purtroppo consumando (se non si è già consumata) un’altra pesante uscita di scena: la trattativa con la Varesina Calcio della famiglia Di Caro – considerata ormai in fase avanzata – sarebbe infatti finita su un binario morto, facendo sfumare un’altra opportunità che avrebbe potuto garantire stabilità, prospettiva e ambizioni al futuro della Pro Patria.
Binario morto
Un altro treno importante che la Pro Patria rischia di aver visto passare, senza riuscire a salirci. Un colpo difficile da assorbire per una piazza che, da alcune settimane, aveva iniziato a intravedere uno spiraglio concreto verso una nuova stabilità. L’ipotesi dell’ingresso della famiglia Di Caro, del raviolificio di famiglia Scoiattolo, aveva infatti acceso entusiasmo e aspettative, anche grazie alla “benedizione” della politica bustocca che aveva addirittura incontrato, pardon ascoltato, le parti a Palazzo Gilardoni.
Lungaggini fatali
A complicare tutto, però, sarebbero state le estenuanti lungaggini di un closing diventato via via sempre più intricato: trasformatosi quasi in un percorso ad ostacoli, tra attese, rallentamenti, mosse e contromosse, prese di posizione, frenate e decisioni poco condivise. Fattori che avrebbero finito per “stancare” la famiglia Di Caro, da sempre abituata a muoversi attraverso programmazione, pianificazione e visione a lungo termine, ma sempre all’interno di tempistiche certe e sostenibili. E di ruoli chiari nel comando e nelle scelte.
Lo status quo
Di fatto, oggi la Pro Patria resta nelle mani degli attuali soci. Il 51% è ancora controllato da Patrizia Testa, presidente dimissionaria che nel frattempo avrebbe intavolato una propria trattativa dai contorni ancora tutti da chiarire. Il restante 49% appartiene invece a Luca Bassi, titolare – a quanto si dice – di un diritto di prelazione che potrebbe venire esercitato, e diventare decisivo, nelle prossime settimane.
E se anche Bassi si stancasse?
Ma anche sul fronte Bassi non mancano le incognite. Perché se da una parte il manager bustocco – nonostante i disastrosi risultati di quest’anno – continua a rappresentare agli occhi della tifoseria l’ancora a cui aggrapparsi, dall’altra il rischio è che il continuo protrarsi della situazione possa addirittura portare il manager di Bain Capital a fare un passo indietro e cedere le sue quote. Ed è proprio questo lo scenario che preoccupa maggiormente l’ambiente biancoblù. Perché un eventuale disimpegno di Bassi – ipotesi, va precisato, mai annunciata direttamente dall’interessato – aprirebbe prospettive estremamente nebulose sul futuro del club.
La tifoseria a Palazzo
Nel frattempo la tifoseria si sta mobilitando per far sentire la propria voce. Si parla di una possibile protesta davanti a Palazzo Gilardoni, sede del Comune di Busto Arsizio: segnale evidente di un clima sempre più teso e di una città che chiede chiarezza sul destino della propria squadra.
Fra speranza e Dea
La speranza, condivisa da gran parte dell’ambiente, è che proprio Luca Bassi alla fine possa riuscire a trovare una soluzione (il classico coniglio dal cilindro che, ad onor del vero, si sta però cercando da più di un anno…) magari attraverso il sostegno di realtà vicine al mondo della finanza, di cui è in effetti un guru, o ad ambienti legati all’Atalanta, di cui è socio. Ma fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E il recente passato, con la Pro Patria “capace” di retrocedere senza nemmeno disputare i playout e spendendo pure una follia in più rispetto alle precedenti stagioni, non può certo far dormire sonni tranquilli. Anche se Bassi, ne siamo certi per spessore e caratura, è uno che impara in fretta e che sa osservare, in silenzio, per poi agire.
Le scadenze di giugno incombono
Tutto questo mentre il calendario continua a correre. A metà giugno incombono infatti le onerose scadenze federali: appuntamenti che la società, maggioranza e minoranza, dovrà necessariamente rispettare per non compromettere la prossima stagione sportiva (che peraltro incombe: c’è un organigramma da impostare, una società da strutturare, una rosa da allestire, un ritiro da prenotare o confermare) e per mantenere aperta anche l’eventuale pista del ripescaggio. Un’opzione sulla quale Luca Bassi vorrebbe continuare a credere e lavorare. Anche per non vanificare l’impresa della Primavera 3, protagonista di una storica promozione: uno dei pochi motivi di orgoglio in un momento tanto delicato per il futuro della Pro Patria.
Pro Patria, la favola della Primavera 3: “Questi ragazzi meritano la serie C”
