Pro Patria, tutti a casa. La serie C passa dal ripescaggio o dalla riammissione

La Pro Patria e la sua gente (foto Kult - Aurora Pro Patria 1919)

BUSTO ARSIZIO – Tutti a casa, si volta pagina. Da pochi minuti allo stadio “Speroni” si è concluso l’ultimo allenamento ufficiale della stagione 2025/26 della Pro Patria: una stagione a dir poco maledetta che passerà purtroppo alla storia non solo per la retrocessione. Troppa l’amarezza per continuare a tirare a campare inutilmente fino a fine maggio (come molti giocatori hanno fatto per tutto il campionato): meglio chiuderla qui, evitando strascichi e ulteriori agonie.
Del resto dal 1 luglio tutti i tigrotti (per alcuni di loro il telefono è già squillato dopo Vercelli) saranno svincolati d’ufficio e liberi dunque di accasarsi altrove, con un inevitabile ma preventivabile danno patrimoniale. Anche se i calciatori in grado di distinguersi in quest’annata disgraziata sono stati ben pochi, non possiamo negare che i vari Ferri, Pitou, Piran, Bashi e Mallamo, senza dimenticare Zanaboni e Ferrario, avrebbero fatto comodo eccome alla causa e alla casse del club biancoblù. Ma tant’è il pasticcio ormai è fatto: inutile piangere ora.

La Finnat scende in campo

Oltre al danno economico patrimoniale già subito, la nuova società dovrà mettere anche a bilancio i 300mila euro a fondo perduto per il ripescaggio. Ben conoscendo la complessità (e gli alti costi) necessari per vincere un campionato di serie D (Livorno, Sambenedettese e lo stesso Varese ne sanno qualcosa), nonchè i sostanziosi bonus che la LegaPro attribuisce alle società virtuose in materia di giovani e minutaggio, la Finnat – la Fiduciaria che al momento detiene il 49% del club di via Ca’ Bianca – ha fatto bene i suoi conti. Del resto il bustocco di nascita Luca Bassi, partner del fondo Bain Capital Private Equity, e l’amico e socio Stephen Pagliuca, presidente della stessa società statunitense, qualcosa di conti se ne intendono. Ecco perchè dalla stanza dei bottoni biancoblù l’avvocatessa dal cuore tigrotto Rosanna Zema – le cui frequentazioni in casa Atalanta con la famiglia Percassi sono note – ha già avuto e dato incarico per preparare la documentazione necessaria. Il tutto ben sapendo che i tempi tecnici per il ripescaggio – sempre che ci siano ovviamente almeno tre posti vacanti in serie C – o nella migliori delle ipotesi per la riammissione si rifletteranno inevitabilmente sulla squadra che Sandro Turotti dovrà allestire. La differenza fra una rosa per vincere la D e una sostenibile per salvarsi e fare bene in serie C è infatti abissale.

Ripescaggio: Pro Patria terza in graduatoria

Detto che la Pro Patria dovrà comunque presentare la domanda d’iscrizione al campionato di serie D, un’umiliazione che il popolo biancoblù ha dimostrato di non meritarsi, ci sono dei passaggi che si intrecceranno con le speranze biancoblù di ripescaggio. Poichè la graduatoria dà priorità ad una squadra B (l’Inter è già pronta), poi ad una squadra di serie D (il Ravenna precede la Reggina) ed infine ad una C (la Pro Patria appunto), i tigrotti dovranno insomma sperare che almeno tre squadre vengano bocciate ai controlli della Covisoc (da quest’anno più stringenti, con il “rischio” di dover incrementare la fidejussione a 700mila euro, qualora non venisse rispettato l’indice di liquidità).

Ipotesi riammissione: Pro in prima fila

Ma c’è un’altra ipotesi, più difficile ma decisamente più vantaggiosa, di cui la Pro Patria potrebbe beneficiare. Se il 6 giugno, termine ultimo per presentare la formale domanda all’iscrizione del campionato di serie C, alcuni dei 60 club aventi diritto non dovesse nemmeno presentare domanda, rinunciando in partenza, allora la Pro Patria sarebbe in prima fila per la riammissione d’ufficio, senza peraltro dover versare i 300mila euro a fondo perduto. Un’eventualità quest’ultima che, pur avendo delle fondamenta, negli ultimi anni si è pero scontrata con l’abitudine da parte dei club più in difficoltà di presentare ugualmente domanda (a volte sprovvista persino di fideiussione) col solo fine di guadagnare tempo e sperare in un miracoloso colpo di scena societario.

I casi a rischio

Spiace doverlo ammettere, perché il campo dovrebbe essere il vero e unico giudice, ma per rivedere la Pro Patria in C si prospetta una sorta di “mors tua, vita mea”, con diversi club già alle prese con una disperata corsa contro il tempo per mettersi in regola. Fra le situazioni più a rischio il caso della Lucchese è oramai di dominio pubblico, ma stando ai rumors anche Foggia, Cosenza e Trieste non navigherebbero certo in acque tranquille, senza considerare poi il papocchio in serie B fra Brescia e Sampdoria che, in un Paese come l’Italia, potrebbe generare il classico compromesso.
Chi vivrà – è proprio il caso di dirlo – vedrà

Pro Patria, impresa al contrario: una retrocessione maledettamente giusta

Pro Patria ripescaggio riammissione – MALPENSA 24
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