BUSTO ARSIZIO – Nel processo in Corte d’Assise per l’omicidio di Fabio Ravasio, travolto e ucciso da un’auto che si credeva pirata lo scorso 9 agosto a Parabiago la richiesta risarcitoria avanzata dalle parti civili ammonta, complessivamente, a due milioni 150 mila euro. Tre le parti civili ammesse al procedimento: Annamaria Trentarossi e Mario Ravasio, i genitori della vittima, assistiti dagli avvocati Barbara D’Ottavio e Francesco Arnone e dal professor Francesco Camilletti, e Giuseppe Ravasio, cugino della vittima.
Chiesto sequestro conservativo
I legali di parte civile hanno chiesto il sequestro conservativo dei beni nelle disponibilità degli imputati. Nei confronti di Adilma Pereira Carneiro, 49 anni, cittadina brasiliana accusata di aver pianificato l’omicidio di Ravasio, suo compagno, è già stato eseguito, in sede civile e per altra causa, un sequestro pari a 800mila euro. Questo, secondo i legali di parte civile, diminuirebbe le garanzie per i loro assistiti di poter essere risarciti nel procedimento penale in corso. Di qui la richiesta presentata alla Corte.
Niente giustizia riparativa
La Corte d’Assise del tribunale di Busto Arsizio ha rigettato l’istanza per l’accesso alla giustizia riparativa presentata da Massimo Ferretti, anche lui imputato nel procedimento. Nell’ordinanza del presidente della Corte Giuseppe Fazio, viene precisato che non essendo ancora l’istruttoria aperta “non sussistono elementi sufficienti” per valutare “se l’intenzione sia seria e soprattutto significativa di un iniziale percorso di resipiscenza”. Ferretti, ultimo presunto amante della “mantide” Adilma, sarebbe stato a conoscenza del piano per uccidere Ravasio.
Mancano elementi per valutare
Nell’udienza dello scorso 27 gennaio Ferretti aveva letto una lettera indirizzata ai genitori di Ravasio chiedendo perdono, esprimendo il desiderio di poterli incontrare e spiegando di voler fare di tutto per risarcire il danno. I famigliari di Ravasio avevano rifiutato la possibilità di un incontro. Per la Corte Ferretti ha già dato un “effettivo contributo alla ricostruzione del fatto ma le dichiarazioni spontanee rese non consentono di superare le incertezze non risultando corroborate da azione concrete per riparare il danno”.
