Quando Legnano produceva automobili. In mostra la mitica F.I.A.L. del 1908

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LEGNANO – Per i legnanesi è una sorta di leggenda, di sentito dire o letto qua e là, ma mai visto con i propri occhi. Come la città gemellata nel cuore dell’Africa nera, o la via di fuga dal Castello ricavata in una galleria sotterranea. Stavolta, però, il mito si fa concreto e (quasi) tangibile: l’automobile prodotta in città all’inizio del secolo scorso. Periodo di incipiente motorizzazione che affascinava i futuristi e spingeva una moltitudine di officine a montare un motore su carrozze e velocipedi, per ricavarne auto e motociclette di fattura artigianale e produzione quasi sempre ridottissima.

Della F.I.A.L. (Fabbrica Italiana Automobili Legnano) costruita all’ombra del Guerriero – c’era già – nel 1908 rimane, pensate, un solo esemplare (nella foto in alto), custodito nel Museo nazionale dell’Automobile di Torino. Da oggi, martedì 12 novembre, tutti possono ammirarla nel Museo Fratelli Cozzi (viale Toselli 46) nella mostra temporanea “In movimento” allestita fino al 24 novembre in occasione della Settimana della cultura d’impresa (ingresso libero, dalle ore 10.00 alle 18.00, lunedì chiuso). L’esposizione racconta, attraverso la ricostruzione storica curata dal giornalista Paolo Girotti, invenzioni, oggetti, esperimenti tecnologici e ingegneristici che hanno consentito alla città di Legnano in oltre cent’anni di storia di pedalare, guidare, navigare e perfino volare.

Cent’anni di storia in movimento

 

L’indiscussa primadonna dell’esposizione è la A 6/8 HP, che mostra orgogliosa la scritta “Legnano” sul radiatore, brilla di rosso (che non è però il suo colore originale) e suscita un’immediata simpatia per le sue dimensioni ruote luci copertura più da landò che da automobile. Il suo produttore, Guglielmo Ghioldi, meccanico e progettista, concepì “una vetturetta a due posti semplice e robusta, mossa da un economico motore bicilindrico raffreddato ad acqua” capace di raggiungere i 55 km/h, che vendette a 3.800 lire con scarso successo. Ma in mostra ci sono anche le biciclette Legnano, le Saltafoss vecchie e nuove, il winglet del foil di Luna Rossa come quello prodotto dalla Eligio Re Fraschini Spa e la foto dei pionieri dell’aria che nello stesso anno di produzione dell’auto tentavano di staccarsi da terra nei prati intorno al Castello.

«In questo territorio – ha osservato Girotti (nella foto in alto) all’inaugurazione della mostra, patrocinata dal Comune e realizzata con il supporto di Fondazione Banca Popolare di Milano, rappresentati dal sindaco Radice e dal presidente Umberto Ambrosoli – c’è qualcosa, chi lo chiama genius loci, chi Dna, per cui gli imprenditori non hanno mai delocalizzato perché, dicono loro stessi, come si lavora qui non si lavora da nessun’altra parte. È la capacità del Legnanese di sperimentare e innovare, indipendentemente dalle prospettive di avere successo o di fallire. È un continuo esperimento, dove il fallimento talvolta è la tappa di un percorso. Ci sono ante storie che non hanno alcun bisogno di storytelling come si fa oggi, perché sono già fatte e finite: dobbiamo solo ricordarle». Pensieri che sollecitano, una volta di più, la realizzazione di una esposizione locale permanente delle eccezionali testimonianze storiche del lavoro nel Legnanese.

In arrivo la 3a edizione di “Donne e motori? Gioie e basta”

 

Il Museo Fratelli Cozzi inaugurerà poi il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza di genere, la 3a edizione della mostra “Donne e motori? Gioie e basta” mentre domenica scorsa, 10 novembre, ha ospitato il 2° concorso di originalità Alfa Garage, organizzato dal brand classic della concessionaria Fratelli Cozzi con il supporto della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate (nella foto sopra). Trenta vetture selezionate dagli anni 70 a oggi hanno partecipato alla kermesse che celebra l’autenticità e l’eleganza delle auto Alfa Romeo, alla presenza di un nutrito pubblico di appassionati e collezionisti.

Le auto in concorso sono state suddivise in sei classi, attentamente valutate dalla giuria presieduta da Carlo Di Giusto, giornalista specializzato e imprenditore nel settore delle auto da collezione, e composta da Ivan Scelsa, storico del marchio milanese, Daniele Turrisi, esperto di dealer e di auto classiche da collezione e Marialaura Luraghi, nipote di Giuseppe Eugenio Luraghi, il presidente dell’Alfa Romeo che diresse il Biscione prima negli anni Cinquanta, caratterizzati dalla Giulietta, e poi nella grande espansione del decennio successivo con la Giulia. I quattro giurati hanno valutato la fedeltà alle configurazioni d’origine, con un’attenzione particolare per gli accessori e i dettagli autentici dell’epoca, assegnando il premio “Best in show” alla Sprint GT del 1964 di Francesco Famà disegnata da un giovane Giorgetto Giugiaro e che “incarna il meglio del fascino delle vetture del Biscione”.

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