A chi gli chiedeva perché avesse contribuito con 800mila euro all’attività della Fondazione Open, quella di Matteo Renzi, rispondeva in tutta serenità: “C’è chi si compra la barca, io finanzio la politica”. Difficile replicare a Gianfranco Librandi, imprenditore saronnese, 70 anni, che accanto agli impegni imprenditoriali nella sua fiorente azienda, somma un intenso zizzagare, un dentro e fuori, tra partiti, gruppi di sua istituzione, candidature più o meno riuscite e presenze al fianco di leader nazionali che sostiene e poi, perlomeno in apparenza, abbandona.
Un maestro del trasformismo? Ma neanche, piuttosto un personaggio fuori dagli schemi, richiestissimo nei talk show televisivi per il suo “parlar schietto”, sempre alla affannosa ricerca di una identità che, adesso, come ultima risorsa, sembra aver trovato in Campania, come vice segretario regionale di Forza Italia, chiamato alla bisogna dal coordinatore Fulvio Martusciello, eurodeputato berlusconiano campione di preferenze alle elezioni. Insomma, uno che la sa lunga nelle faccende della politica (e della vita) tanto che, non a caso, ha voluto Librandi accanto a sé. Per fare cosa? Qui le risposte si differenziano a seconda delle prospettive e delle ipotizzate opportunità dei partiti, non sempre declinate con le sole ideologie.
Librandi è una persona generosa, presiede la Fondazione Saronno in Salute che ha già destinato un paio di milioni di euro agli ospedale dell’Asst Valle Olona, che gestisce tra gli altri il nosocomio di Saronno. Mica pizza e fichi, per essere chiari. L’imprenditore/politico o, se si preferisce, il politico/imprenditore ha spiegato che il privato deve supportare il pubblico, quando il pubblico non ce la fa. Un commendevole esempio di attaccamento alla comunità e alle sue esigenze, un manifesto a favore della cosiddetta beneficenza attiva. Altro che balle.
Poi la politica è un’altra cosa. A dare una scorsa al suo curriculum, anche se non in senso cronologico e in modo incompleto, c’è da perdere l’orizzonte. Librandi ha cominciato con Berlusconi, è stato eletto in parlamento con Scelta Civica di Mario Monti, è finito nel Partito democratico, è riemerso in Italia Viva di Renzi, ha sostenuto Letizia Moratti a sindaco di Milano, si è speso per Gabriele Albertini alle regionali, si è autocandidato a primo cittadino del capoluogo lombardo per poi ritirarsi dalla gara elettorale; a un certo punto compare accanto a Denis Verdini in Alleanza Liberalpopolare, dà vita al gruppo centrista Civici e Innovatori, sostiene Giorgio Gori alle regionali del 2018, fonda i partiti Unione Italiana e l’attuale L’Italia c’è, si candida senza successo con + Europa alle ultime europee, briga a 360 gradi nel suo territorio e nelle principali città dove cerca di piazzare e piazza i suoi rappresentanti nel tentativo di incidere nelle scelte amministrative, fa è disfà per tornare, guarda caso, da dove aveva cominciato: in Forza Italia.
Con il partito di Antonio Tajani, a dire il vero, firma un’alleanza, una collaborazione federativa, o non si capisce cos’altro, attraverso L’Italia c’è. Con quale futuro? Chissà chi lo sa, forse nemmeno i protagonisti dell’intesa. Di fronte a tanto e tale attivismo, noi alziamo le mani. E, in tutta sincerità, facciamo fatica a raccapezzarci. Ma la coerenza nell’incoerenza merita comunque un premio in quest’Italietta del tanto fumo e niente arrosto. Non foss’altro perché quando passa il “Libra”, a differenza di tanti suoi colleghi che sgomitano e sgambettano e malignano e cambiano e colpiscono e feriscono a discapito di amici e avversari, si sa che ci mette del suo. In tutti i sensi.
Librandi (Italia c’è) nominato in Campania vice segretario. Di Forza Italia
