Quanto conta la “vecchia” Europa?

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Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea

di Ivanoe Pellerin

Cari amici vicini e lontani, siamo stati invasi dalle notizie sulle persone indicate da Trump per il nuovo governo americano. Abbiamo informazioni non solo sui loro curricula, sui probabili prossimi incarichi e su eventuali “trasgressioni” passate ma persino sui loro gusti più o meno nobili, tic, gaffe ed anche sui tatuaggi. L’attenzione è evidente poiché da loro dipenderà la messa a terra dei piani annunciati dal boss (Trump) come la cessazione delle guerre, l’interruzione dei folli piani green deal, la lotta all’inflazione e all’immigrazione. Piani molto impegnativi che richiederanno il massimo impegno e la totale adesione al sentiero tracciato dal “grande capo”. Tutto il mondo è giustamente interessato al nuovo corso della politica americana e certamente anche l’Europa.

Già l’Europa. Anche l’Europa sta formando il nuovo governo, cioè la Commissione Europea, ma a me sembra che nessuno se ne preoccupi. Anche l’Europa sta schierando i suoi ventisei ministri ma se vi chiedessi chi sono, da dove vengono e quali sono i loro programmi, dubito di poter ricevere risposte adeguate. Sapete qualcosa del ministro ceco, sloveno, francese, spagnolo/a? Abbiamo qualche idea su queste persone che non sia solo il nome e la provenienza? Sapete se hanno partecipato a delle interviste televisive e che cosa hanno detto di più o meno ragionevole? Se e che cosa hanno eventualmente scritto d’importante?

Stiamo nominando la nuova commissione europea e forse dovremmo chiederci che cosa succederà con il nuovo governo della Von der Leyen. I popolari e i socialisti si sono messi finalmente d’accordo per dare il via libera all’elezione della nuova commissione con Fitto come vicepresidente esecutivo della commissione per la coesione e le riforme, con il candidato nazionalista ungherese Oliver Vàrhelyi per la salute e con la candidata socialista spagnola Teresa Ribeira. Noi di Fitto sappiamo tutto perché è italiano e ci siamo occupati della sua figura politica e d’altro ma non so quanto gli stranieri sappiano di lui. E della Ribeira cosa sappiamo? Allora vi dico che la ministra spagnola si muove contro l’industrializzazione dell’Europa poiché l’industrializzazione inquina. Il suo ministero è: “Transizione pulita giusta e competitiva”. Avete letto benissimo. Lei immagina un’Europa pulita nella quale domini per il 95% l’elettrico acquistato dai cinesi che nel frattempo continuano a bruciare allegramente i fossili. Ha speso 250 mln di euro per chiudere le miniere di carbone in Spagna in nome della decarbonizzazione. E poi prendiamo in giro gli americani. Con il grande Totò vorrei dire: “Ma fatemi il piacere!”

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Ivanoe Pellerin

Abbiamo preso in giro il soldato che si occuperà della difesa USA, che peraltro è un veterano che ha preso un master ad Harvard, ma non conosciamo chi si occuperà della difesa europea proprio quando si parla di difesa comune e di un esercito integrato e quando abbiamo una guerra distruttiva alle porte di casa. Sapete perché succede tutto questo? Perché l’Europa alla fine conta molto poco.

Ho letto con interesse un articolo dell’ottimo Marcello Veneziani che sottolinea proprio questa considerazione: “Con l’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump si è completato il quadro delle personalità forti alla guida delle grandi nazioni: Vladimir Putin in Russia, Xi Jimping in Cina, Recep Tayyip Erdogan in Turchia, Narendra Modi in India, Luis Inacio da Silva in Brasile solo per restare alle nazioni più grandi e popolose.” Se guardiamo lo scenario mondiale dobbiamo riconoscere che è decisamente caratterizzato da leadership molto robuste ed anche di lungo periodo. Al contrario l’Europa presenta da tempo leadership deboli e logorate. Ho già sottolineato come la Francia mostri un Macron ormai molto fragile e uno Scholz che potrebbe perdere il cancellierato alle prossime elezioni tedesche. In questo contesto il governo italiano appare il più solido.

Non solo. Mentre il dittatore cinese manifesta grosse ambizioni non solo sull’Indopacifico suscitando non poche preoccupazioni dei paesi dell’area ed anche l’interesse a mutare l’ordine economico mondiale basato essenzialmente sul dollaro, mentre lo Zar russo manifesta una volontà imperiale nei confronti dell’Europa e fa l’occhietto furbo verso i Brics e i paesi del Sud del mondo, mentre l’autoritario Erdogan vuole essere il paciere e la guida dei paesi del Mediterraneo e forse anche del Medioriente, l’Europa si muove in ordine sparso senza una strategia geopolitica evidente, senza una linea politica riconosciuta e riconoscibile e (ahimè) senza autorevolezza. Credo che nessuno sappia esattamente cosa farà la Von der Leyen con i suoi ventisei ministri. Ha probabilmente ragione Veneziani quando afferma: “È sempre più evidente la sua irrilevanza sullo scenario mondiale. La sua incapacità di incidere o influenzare o anche di delineare una sua linea e di tutelare i suoi interessi.”

Ancora più grave è l’impressione che l’Europa sembra vergognarsi della propria storia, delle proprie tradizioni, della propria civiltà, delle sue tradizioni religiose. Risentiamo certamente della cultura woke ma abbiamo millenni di anticorpi che ci dovrebbero consentire di guardare con “occhio critico” e con crescente scetticismo ai litigi dei commissari europei, alle baruffe dei partiti politici e al continuo borbottio degli Stati membri. Molti si chiedono cosa farà Trump ma pochi quale sarà la politica della baronessa Von der Leyen.

Cari amici vicini e lontani, proprio a seguito di queste considerazioni, abbiamo decisamente bisogno di una leadership europea che sappia esprimere una politica rilevante, autonoma, rispondente agli interessi europei e che sappia guardare al mondo con intuito e decisione. L’Europa ha perso la sua anima? Dobbiamo davvero pensare che la vecchia Europa non possa più esprimere un pensiero forte e coraggioso? Ancora una volta: “Ma fatemi il piacere!

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