VARESE – Il tanto discusso referendum dell’8 e 9 giugno è arrivato. Tra inviti all’astensione e polemiche, domenica e lunedì si vota su cinque quesiti abrogativi: quattro in materia di lavoro e uno di cittadinanza. Urne aperte dalle 7 alle 23 di oggi e dalle 7 alle 15 di lunedì.
Il quorum
Il primo elemento di dibattito – al centro della partita politica – è il quorum. Perché i referendum possano considerarsi validi, infatti, è necessario che a votare siano almeno il 50% +1 degli aventi diritto. Ma attenzione: ogni quesito avrà una scheda diversa, e, perciò, il quorum sarà calcolato sulla base del numero di schede ritirate per ciascuno dei cinque punti. Stando agli ultimi sondaggi, sembra improbabile che il numero minimo di votanti possa essere raggiunto. Un dato che risente anche degli appelli della politica. Il fronte dell’astensionismo può infatti contare sul sostegno del presidente del senato Ignazio La Russa, del vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani e della Lega.
Il primo quesito: il Jobs Act
Il primo quesito (scheda verde) chiede di abrogare la disciplina sui licenziamenti sul contratto a tutele crescenti, introdotta con il Jobs Act dal governo Renzi nel 2015. Il quesito – che riguarda le aziende con più di 15 dipendenti – chiede che, in caso di licenziamento illegittimo (senza giusta causa), il lavoratore abbia diritto al reintegro sul posto. La norma, in vigore prima del 2015 in base all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, è stata sostituita con il Jobs Act da un indennizzo economico calcolato in base all’anzianità del dipendete.
Il secondo quesito: licenziamenti nelle Pmi
Anche il quesito su scheda arancione riguarda i licenziamenti illegittimi. Questa volta nel caso di piccole e medie imprese (con meno di 15 dipendenti). Oggi, la norma prevede che il lavoratore non possa ottenere più di sei mensilità di risarcimento. Secondo la Cgil, deve spettare a un giudice stabilire il tetto massimo del risarcimento, senza limiti prestabiliti. Il fronte del No, però, sostiene che questa cancellazione rischierebbe di scoraggiare le assunzioni.
Il terzo quesito: contratti a termine
La scheda grigia riguarda invece il precariato, e, nello specifico, i contratti a termine. Il questio chiede di abolire le norme che hanno reso più semplici le assunzioni a tempo determinato, permettendo di prorogare i contratti di questo tipo fino a 24 mesi, senza motivazione nei primi 12.
Il quarto quesito: responsabilità solidale
Il quarto quesito – l’ultimo sul lavoro – è quello su scheda rossa, e mira ad abolire la norma che non permette al lavoratore in subappalto che dovesse subire un incidente di rivalersi anche sull’impresa committente dei lavori. Secondo la Cgil, la responsabilità solidale spingerebbe l’azienda appaltatrice a porre maggior attenzione alla sicurezza.
Il quinto quesito: cittadinanza
L’ultimo quesito – promosso da +Europa – riguarda la cittadinanza. La scheda gialla chiede di ridurre da 10 a 5 anni il periodo di residenza legale in Italia richiesto agli stranieri maggiorenni per ottenere la cittadinanza allineando il Paese agli standard già in vigore in Francia e Germania. La riforma non modificherebbe in alcun modo gli altri requisiti necessari (reddito, conoscenza della lingua, fedina penale ecc.).
La posizione dei partiti
Di seguito, una tabella riassuntiva delle posizioni dei partiti sui cinque quesiti:
M24 TV Filetti (Cgil): «Referendum, occasione unica per cambiare le cose»

