VARESE – «Il “campo largo” della sinistra si ferma davanti alla realtà». Il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana se la prende con «un referendum strumentale, costato milioni di euro», per commentare il flop dei quesiti che non hanno raggiunto il quorum. Ma anche dal centro arriva la bocciatura della deputata di Italia Viva Maria Chiara Gadda, a proposito dei referendum che «hanno parlato poco al presente e nulla al futuro». E a sinistra c’è poca voglia di commentare: il 30% di affluenza è troppo poco per salvarsi dalla disfatta, anche se per la CGIL i 14 milioni di votanti rappresentano «un inizio».
Referendum flop, quorum lontanissimo: in provincia di Varese ha votato il 28,8%
Fontana: «Milioni di euro buttati»
Ha vinto l’astensionismo. L’affluenza del 30,58% (dato nazionale) è una pietra tombale sopra le speranze di abrogare le leggi sul lavoro e sulla cittadinanza. Così a cantare vittoria è chi questi referendum li ha boicottati, cavalcando l’astensione in forme più o meno esplicite: dal presentarsi ai seggi senza ritirare le schede come la premier Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia al post balneare di Forza Italia che richiamava il celebre invito di Bettino Craxi ad andare al mare. Per la Lega uno dei primi commenti è quello del governatore della Lombardia Attilio Fontana: «Un referendum strumentale, costato milioni di euro, nato con un solo obiettivo: attaccare il governo di centrodestra. Mentre l’ISTAT certifica la disoccupazione ai minimi storici, la sinistra ha passato mesi a dipingere un’Italia allo sbando, proponendo come soluzione la cittadinanza facile. Il risultato? Una bocciatura netta da parte del 70% degli italiani. E ancor più significativo il dato che sta emergendo sul quesito della cittadinanza facile. Il cosiddetto “campo largo” della sinistra si ferma davanti alla realtà. Avanti con serietà, responsabilità e riforme vere. Il Paese lo chiede, noi lo facciamo».
Tovaglieri contro Schlein
Sempre in casa Lega c’è poi l’europarlamentare Isabella Tovaglieri che parla apertamente di «figuraccia per Schlein e compagni» a proposito della «campagna sul quesito di punta per la sinistra, quello per cui ha investito mesi di lavoro, testimonial famosi e la mobilitazione di tutti i propri leader», quello sulla cittadinanza, che «si è rivelata un fallimento totale. Non solo non è stato raggiunto il quorum, ma più di un terzo degli elettori ha votato No, respingendo l’idea di una cittadinanza facile. Un dato impressionante, se si considera che alle urne si è recato principalmente l’elettorato di sinistra. Questo significa una cosa sola: nemmeno la base dei progressisti è d’accordo con loro. Per anni Elly Schlein ha fatto dello “Ius soli” una bandiera ideologica, senza mai fermarsi ad ascoltare cosa pensassero davvero gli italiani. Ora, i numeri parlano chiaro: la sinistra è scollegata dalla realtà, dalle priorità dei cittadini e perfino da quelle dei propri elettori».
Gadda: «Guardare al futuro»
Ma gli errori della consultazione referendaria vengono messi in luce anche dall’area centrista dell’ex “Terzo Polo”, che si è spesa solo per il Sì alla cittadinanza: «In un Paese con 26 mesi di recessione e un potere d’acquisto sempre più basso, è urgente parlare di salari e futuro, non avere le lancette tirate indietro nel tempo – le parole di Maria Chiara Gadda, deputata di Italia Viva – questi referendum invece hanno parlato poco al presente e nulla al futuro. Oggi serve uno sguardo nuovo per ridare fiducia e risposte concrete agli italiani». Una stilettata alla sinistra «ideologica», come l’ha definita il suo leader Matteo Renzi.
Sinistra in silenzio
E a sinistra? Il PD in provincia di Varese e in Lombardia si consola con il doppio successo ai ballottaggi, a Saronno e a Cernusco sul Naviglio. E la CGIL, promotrice dei quesiti, si lecca le ferite rilanciando le parole del segretario generale del sindacato Maurizio Landini: «Non festeggiamo, ma gli oltre 14 milioni di voti saranno il nostro nuovo inizio».
