Renzi, la tenda e il campeggio largo

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Matteo Renzi

di Massimo Lodi

Renzi ha sempre frecce al suo arco. Ora annuncia: lavoro a una tenda riformista. Lo aspettano, per dibattere alle Feste dell’Unità, Cuperlo Bonaccini Zingaretti. Un ritorno al passato, dieci anni fa. Uno sguardo sul futuro, le prossime amministrative/le non lontane politiche. Una professione di realismo, perché avanti così e la sinistra si schianta. La sinistra più il centro. Allora, siccome la sinistra farfuglia, tocca al centro dir qualcosa di chiaro. Eccolo qua, il verbo del senatore di Rignano sull’Arno. Che, da ex scout, punta a un campeggio largo accantonando l’erre 3: risentimenti, ruggini, rancori. Mica solo suoi. Anzi, non prevalentemente suoi. E lancia il manifesto, erre 4, del realismo: o smussiamo gli angoli e facciamo quadrato morbido, o la Meloni più seguaci (Forza Italia-Lega) stravincerà nelle periferie regionali e a Roma-caput. Andiamo sul pratico, cassiamo finché si può le differenze, incensiamo lo spirito da santa alleanza e forse il miracolo si compie.

Del resto è Schlein a prescrivere la pillola del testardamente uniti. Renzi raccoglie l’appello, dandogli concreta eco. Tutti insieme, nessuno escluso, lui il primo. Come invece non accadde l’anno scorso, elezioni liguri, allorché i Cinquestelle posero il veto. E il Pd l’accolse. Ora è passato quel tempo, si spera. Vedremo se la trama che intende tessere l’ex premier incrocerà il gradimento della segretaria Dem e di Conte. Specialmente di Conte, non ancora diméntico di quando il leader di Italia Viva brigò per far cadere il suo governo e avviare le operazioni dell’esecutivo Draghi. Il punto, pur sottaciuto, è anche chi al momento della sfida nelle urne ‘27 la spunterà come candidato a Chigi. La logica vorrebbe che fosse il capo del partito di maggior consistenza (Schlein), i personalismi da revanscismo propongono un’alternativa (Conte), la mediazione potrebbe sortire il federatore d’area (però il nome condiviso manca).

Chissà che in prospettiva Renzi, maestro d’astuzie tattico-strategiche, non lavori a questo. Alla progressiva costruzione d’una comune strategia, fissando gli attacchi indispensabili della tenda, e poi all’individuazione di chi ne sarà il riconosciuto (e forse sorprendente) Sioux primus inter pares. Ma non risulterà semplice fumare il calumet della pace con quanti séguitano da anni nell’infinita guerra fra praterie dove l’erba del consenso cresce sempre più rada. I nativi del centrosinistra litigavano dopo aver vinto, gli eredi prima d’aver già perso. Renzi prova a invertire la tendenza, scontati i suoi tragici errori.

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