Rimborsi per i disagi sull’A8. In teoria

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Scene di disagi quotidiani sulla Milano-Laghi

L’introduzione da giugno dei rimborsi autostradali nel caso di blocco del traffico o ritardi a causa di cantieri è una di quelle notizie a cui bisogna dare fiducia, tanta fiducia. In primo luogo perché le società concessionarie di solito prestano scarsa attenzione alle esigenze e alle proteste dei loro clienti, gli automobilisti. In seconda istanza per il fatto che accedere agli indennizzi appare un’impresa burocratica peggio che affrontare l’Autolaghi nelle ore di punta.

Citiamo l’A8 per il semplice fatto che riguarda il territorio, nella fattispecie quella parte della provincia di Varese interessata da una mobilità estesa e complicata, un’area caratterizzata da una rete viabilistica che spesso diventa una trappola per coloro che la frequentano. La Milano-Laghi, poi, è probabilmente una delle arterie maggiormente intasate del nostro Paese, da anni alla ribalta delle cronache per i molteplici problemi che penalizzano lo scorrimento delle auto, dalla costante presenza di “lavori in corso”, alla serie quasi quotidiana di incidenti che contribuiscono a renderla praticamente invivibile.

Cosa accadrà con gli annunciati rimborsi? Bè, non copriranno di sicuro i costi complessivi che è costretto a pagare il sistema produttivo e dei servizi (pensiamo a Malpensa) a causa di un’autostrada non più sostenibile. Né leniranno i disagi dei singoli automobilisti vittime dell’A8: quando proveranno a richiedere di essere indennizzati sbatteranno contro le farraginose procedure e, a leggere le circostanze per le quali potranno accedere ai benefici, finiranno per rinunciare ai loro diritti di ristoro. Con una postilla tutt’altro che rasserenante, così come spiegata dal Codacons: “Saranno gli stessi automobilisti, attraverso le tariffe autostradali, a pagare i rimborsi concessi per ritardi e blocchi del traffico”.

Ci siamo capiti: soldi che entrano a palate con i pedaggi e che, in teoria, ritornano in minima parte a coloro i quali cercheranno di sfruttare la nuova opportunità. A guardar bene, una specie di beffa. Che verrà venduta come una rivoluzione concettuale dei rapporti tra utenti e concessionarie. Sinora il pedaggio doveva essere pagato indipendentemente dagli intoppi e dai disservizi a cui si andava incontro. Con il nuovo meccanismo si introduce il principio che a fronte di una ridotta fluidità del traffico è possibile ottenere un risarcimento. Perlomeno sulla carta, perché poi nella pratica – siamo il Paese delle complicazioni – resta tutto da dimostrare.

Ma è già qualcosa rispetto all’incomunicabilità con chi gestisce la rete e, per quanto ci riguarda, con chi sovrintende alla Milano-Laghi e alle diramazioni verso Como o il Piemonte. Strade che, almeno in parte, troverebbero sollievo una volta funzionante per intero la Pedemontana, infrastruttura in fase di realizzazione da molti anni, troppi rispetto alle impellenti necessità di un’area che attende una seria riqualificazione della mobilità . Situazione che una semplice mancia, così come prospettata col nuovo provvedimento dei rimborsi, non riuscirà nemmeno a scalfire.

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