VARESE – Continua il terremoto politico prodotto dal congelamento dei ristorni frontalieri per la Lombardia annunciato ieri – martedì 30 giugno – dal Consiglio di Stato elvetico. Dopo Alessandro Alfieri e Furio Artoni, a esprimersi sul tema ė anche Salvino Reina, segretario provinciale di Italia Viva e assessore al bilancio e Frontalieri di Saltrio. «Da ormai troppo tempo – commenta – il governo di centrodestra, sia nazionale sia regionale, affronta con leggerezza e superficialità un tema che, invece, rappresenta un banco di prova per la credibilità delle istituzioni».
La tassa sulla salute
Un messaggio, insomma, rivolto tanto al ministro Giancarlo Giorgetti quanto al presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana. «Forse è bene ricordargli – continua Reina – che i territori di confine non sono periferie dello stato ma laboratori europei dove ogni giorno si misurano le capacità delle istituzioni di collaborare oltre le appartenenze nazionali. Si cospargano il capo di cenere perché, per quanto imbarazzante, è giunto il tempo di fare un passo indietro su una “tassa sulla salute” che altro non ha provocato che problemi nei rapporti italo svizzeri e che comunque ha già ampiamente dimostrato di essere incostituzionale, di difficile applicazione, iniqua ed inutile per l’obbiettivo che si prefigge». E ancora: «Governo e Regione hanno ora il dovere di uscire rapidamente dall’impasse, non per fare un favore ai Comuni o ai frontalieri, ma per dimostrare che gli accordi internazionali non possono trasformarsi in strumenti di incertezza. La credibilità di uno Stato si misura anche dalla capacità di rispettare gli impegni assunti».
Rischio di incrinare i rapporti
Per Italia Viva, mettere a rischio il meccanismo dei ristorni non solo sarebbe «inutile», ma addirittura «molto pericoloso». «I ristorni ai comuni – conclude Reina – non sono un privilegio né una concessione politica. Sono il simbolo di un patto tra territori che condividono economia, infrastrutture e persone. Il governo Meloni e la regione guidata dal leghista Fontana stanno incrinando questo patto in modo assurdo ed inspiegabile». Lasciare che ciò accada «significherebbe compromettere un patrimonio di collaborazione costruito in decenni di relazioni transfrontaliere. La vera posta in gioco non è soltanto il trasferimento di alcune decine di milioni di euro ma anche la qualità dei rapporti tra Italia e Svizzera e la fiducia delle comunità di confine nelle istituzioni che dovrebbero rappresentarle. E quella fiducia, una volta persa, è molto più difficile da restituire di qualsiasi ristorno».
