Sacro Monte: i parcheggi, una benedizione

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Nuovi parcheggi al Sacro Monte di Varese? Una benedizione

di Massimo Lodi

Non è vero che si possa far nulla a pro del Sacro Monte, miglior gioiello varesino d’ambiente, storia, religione, arte. Si potrebbe cominciare (1) col non peggiorarne la situazione, favorendo l’affluenza di pellegrini e turisti, facilitando l’uso della funicolare, impedendo che la Via Sacra sia una via sempre più profana, con scorrimento di mezzi vari. Si potrebbe smetterla (2) di giudicare impossibile il possibile e cioè la costruzione di parcheggi dove la funicolare parte e arriva. Poco più in là di dove arriva. Parcheggi nascosti, ovviamente. Parcheggi bene integrati nel verde/nella roccia. Parcheggi (ecoparcheggi?) non d’offesa alla montagna, e invece d’omaggio e valorizzazione. Che ne esaltino la potenzialità, senza ghettizzarla come qualcosa di molto bello e molto esclusivo. Tipo: chi prima arriva, prima s’accomoda. E gli altri s’arrangino.

Sacro Monte gemma preziosa e intoccabile? Preziosa, nessun dubbio. Intoccabile, molti dubbi. Anzi, la si dovrebbe finalmente toccare con le dovute maniere. Portando il traffico privato alla stazione della funicolare, per esempio, scavandovi accanto un autosilo su modello altoatesino-svizzero-austriaco. Non è pensabile d’obbligare nunc et semper il visitatore a prendere il pullman in città, trasbordare sul minibus che va dalla Prima Cappella alla partenza dell’antico mezzo Liberty, e infine risalire in cabina fino all’approdo. Troppo tempo. Troppi soldi. Troppe rinunce di virtuali ospiti del sito Unesco. Si dice: e l’inquinamento? L’inquinamento prodotto dalle auto è ormai ridotto, e il controllato scarico dei motori moderni non trasforma in tuttosmog l’aria salubre che si respira tra pini e querce, castagni e abeti.

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Massimo Lodi

Ci vorrebbe, insomma, coraggioso pragmatismo. Progettare un parcheggio a valle, progettarne un altro a monte. Proprio qui, non sul versante che dalle Pizzelle scende alla Rasa, ma tra la via Sommaruga e la via del Ceppo -nella strada parallela a quella principale diretta sul piazzale Pogliaghi- anni orsono s’ipotizzò un impianto capace di ricoverare tra le centocinquanta e le duecento auto. L’ultimo tratto della via del Ceppo sarebbe stato percorso in galleria, di fianco e sopra di essa avrebbe trovato collocazione il posteggio. Macché. Accuse d’avventurismo, spregiudicatezza, interessi. Quali, restò un mistero. Il sussulto rinnovatore fu derubricato a singhiozzo. Finché, alla stregua d’un singhiozzo, il sussulto sparì. Complice l’acqua dell’indifferenza.

Non va dimenticato che il Sacro Monte è principalmente meta di pellegrini. Che i pellegrini sono spesso anziani o malati. Che faticano, o addirittura non riescono, ad arrivare con le loro gambe fin dove vorrebbero. Dunque bisogna accorciare il percorso a piedi, agevolandoli. Questo è l’investimento provvidenziale degno del luogo, e infatti più d’un arciprete ha ricordato che la fede si aiuta anche guardando avanti, non solo voltandosi indietro. La vocazione dell’antico borgo è una vocazione religiosa, e si sbaglia a ignorarne il richiamo. Poi vengano pure cappelline giapponesi e cappellette americane a prolungare l’itinerario dell’Aguggiari e del Bernascone. Ma che non le si faccia passare per il mezzo culturale opportuno/indispensabile al rilancio della nostra montagna. Bisogna rilanciarla, sì, ma su tavoli politici e culturali differenti. Ammesso che qualcuno riceva la grazia di saper ottenere il finanziamento adeguato. Pnrr: Preghiamo Nel Rinsavimento Realistico.

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