di Claudio Ghisalberti
Pogacar al Tour prosegue indisturbato la sua marcia trionfale , Vingegaard lotta, Evenepoel sprofonda.
Che lo sloveno nella cronoscalata di Peyragudes, 13a frazioen della Boucle, rifilasse un’altra ripassata ai suoi rivali era fin troppo facile da pronosticare. Vingegaard, invece, ha fatto scatenare i commentatori televisivi che per magnificare quella che loro hanno definito reazione, hanno aperto il cassone degli aggettivi e li hanno distribuiti a palate. Il danese ci ha messo grinta, ovvio. Cosa doveva fare altrimenti, una cicloturistica? Però a fine tappa lo scalatore della Visma si è ritrovato altri 36 secondi di ritardo dalla maglia gialla.
La soddisfazione per lui è stata quella di avere ripreso Remco Evenepoel, partito due minuti prima. Il belga non è uno qualsiasi, bensì il campione olimpico e mondiale a cronometro. Una sorpresa quindi? Relativa. Giovedì il belga si era staccato a 53 km dal traguardo di Hautacam. Il miracolo lo aveva fatto lì, non andando alla deriva come si poteva pensare, ma riuscendo a limitare i danni. Restando in classifica. Oggi ha preso una ribaltata che sarà difficile da digerire. Un’umiliazione così pesante potrebbe segnarne la carriera. Per esempio, avrà senso in futuro insistere nel puntare sul Tour? E quest’anno meglio tenere duro o fermarsi e fare un reset?
Ma per capirne di più sulla 13a frazione della Boucle, sentiamo anche il parere molto autorevole di un grande tecnico del ciclismo, lo spagnolo Manolo Saiz.
Manolo, che cosa mi dici del Tour?
“A me sembra impossibile che tra Pogacar e gli altri possa esserci tutta questa differenza. Già tra lui e Vingegaard c’è un solco enorme, ma dal terzo in poi è un abisso. Non riesco a spiegarmelo perché è qualcosa veramente impressionante”.
Pogacar ha corso con la bici e casco da strada, quelli di tutti i giorni. Vingegaard bici da crono e casco da Star Trek, Evenepoel bici da crono e casco da strada. Il danese e il belga, però, non erano quasi mai in posizione aero ma sempre con le mani sulle leve. Forse un controsenso anche perché la bici da crono è più pesante. E in salita ogni grammo fa la differenza. Chi ha fatto la scelta migliore?
“Beh, la scelta migliore l’ha fatta sempre chi ha vinto. A parte le battute anche io con la Once ho fatto correre i miei corridori della cronoscalate con la bici da crono. La scelta dipendeva dalle geometrie delle bici. Prima nelle bici da crono la scatola del movimento centrale era più alta da terra rispetto alla bici da strada e questo era un vantaggio. Ora l’altezza della scatola è uguale. Credo che sia più che altro una scelta psicologica o legata al marketing. L’unica cosa è che la bici da crono ha la sella un pochino più avanzata”.
Parliamo di Evenepoel. Ha vinto la Vuelta 2022 ma secondo me non è un fenomeno per le corse a tappe di tre settimane.
“Evenepoel ha troppe difficoltà sulle grandi montagne, cosa per la quale concordo con te: non è uno specialista da grandi giri. Poi magari le cose un anno, per una serie di circostanze fortunate, ti possono andare anche bene. Remco non ha neppure le capacità di recupero dei grandi specialisti. Poi c’è una cosa fondamentale…”.
Dimmi.
“La sua squadra, la Soudal-Quick Step non ha l’anima per le grandi corse a tappe. È una squadra per le classiche. Anche i suoi tecnici sono così e non riescono a trasmettere appieno cos’è un Tour, un Giro e una Vuelta. Poi Remco è gestito male, molto male. Come tanti altri bravi corridori del resto”.
