MILANO – «Avete presentato temi che potremmo trattare per altre venti ore ma non mi sento di dare consigli ai giovani: dal momento che sono come loro, preferisco seguirli». Così Clara ha lanciato ieri, venerdì 10 ottobre, il suo messaggio finale per loro all’Auditorium del Bicocca Pavilion che, in occasione della giornata mondiale della salute mentale, l’ha avuta come ospite speciale al talk show “Sénsazioni – Accenti e sfumature di ciò che accade nella nostra mente”.
«È figo che abbia potuto offrire il mio racconto personale ma – questa la sua riflessione – è difficilissimo aprirsi, anche con gli amici: perciò sentitevi normali anche qualora non riusciate a chiedere aiuto. Devi farlo, ma anche sentirti libero di non essere a tuo agio con te stesso. Io sono arrivata adesso ad avere con me stessa questa tranquillità. Dietro alla scrittura del mio primo disco c’era molta più rabbia».
Nuovo capitolo per Io Non Sono Solo
Con l’incontro, moderato dalla giornalista scientifica Emilia Vaccaro, ha preso il via un nuovo capitolo della campagna Non Sono Solo che, nata due anni fa, si svilupperà lungo le tre direttive: informazione, educazione e supporto.
Dopo i saluti di Fabio Torriglia, country manager di Viatris Italia e Giuseppe Carrà, docente di Psichiatria e direttore del Dipartimento di Medicina e Chirurgia all’Università di Milano-Bicocca, diversi esperti – Ilaria Riboldi, psichiatra e ricercatrice, Ovidio Brignoli, medico generale all’Ats Brescia e vicepresidente della Società Italiana di Medicina Generale, Paolo Molgaro, farmacia centrale di Brugherio, Samantha Vitali, psicologa-psicoterapeuta e mental trainer, Cristina Migliorero, coordinatrice dei progetti di prevenzione nelle scuole di Progetto Itaca Milano e Matteo Surace, medical lead di Viatris Italia – hanno affrontato il tema della costruzione del Sé con riferimento alla vita di tutti i giorni, spaziando dal rapporto con i social all’ossessione per le celebrità.
Avere tutti gli occhi addosso
«Arrivo da un paese piccolissimo, Travedona, dove tutti ci conosciamo e sappiamo tutto di tutti – questo l’intervento della musicista riguardo all’avere “tutti gli occhi addosso” di un “Sé popolare” – le mie amicizie più care, le mie radici e la mia casa sono lì. Sono fortunata perché ho esaudito quello che era il mio sogno di cantare ma quando alla sera ti chiudi alle spalle la porta di casa i problemi restano sempre quelli, non si cancellano i traumi. Per questo, anche quando sono contenta, non lo sono mai completamente, così come sul lavoro non sono mai totalmente soddisfatta e sono molto severa con me stessa: ho tantissima paura di tornare dove ero prima».
La voce di “Scelte stupide” e “Uragani” si considera «un libro aperto: non ho molti segreti e parlo anche con i miei. Una volta ho sentito questa frase, “ricordati che è la prima volta che la vivono anche loro”: mi ha aiutato a comprenderli di più. In casa bisognerebbe sentirsi liberi di parlare con genitori e familiari. Anche se magari lo psicologo ti dice di parlarci e poi c’è chi trova un muro. Bisognerebbe analizzare anche il nucleo familiare, a volte essere ribelli serve».

Musica e ribelli
Per Clara i momenti più difficili «sono stati prima di questa crescita. Penso che, in generale, accettarsi sia difficile. Ho venticinque anni e il 25 di ottobre ne compirò ventisei: il modo in cui ci accettiamo cambia completamente con l’età. Nel mio rapporto con lo psicologo ho potuto vedere come ci siano persone anche più avanti di me con gli anni, che però si portano dietro traumi fin dalla giovinezza. E se già è difficile mettersi a nudo con altre persone, lo è anche con noi stessi. Soprattutto se in partenza attribuisci ciò che è successo a una determinata causa». Affermarsi con la musica ha aiutato a superare tante cose: «Sono più tranquilla economicamente e ho chiuso tanti rapporti tossici. In passato odiavo anche l’equilibrio, lo consideravo noioso. Ora ho accolto la normalità. Però l’essere ribelli è per la vita: riguarda invece il non fossilizzarsi su quello che è normale».
Quanto al Sé sui social, «mi sono accorta che molte volte sono le generazioni più anziane ad attaccarmi: siamo tutti fragili, ma come ti viene in mente di giudicare lì il dolore di altri? C’è poi chi si suicida, come un mese fa è successo a un ragazzo molto giovane. Di solito quando vedo commenti su di me rido, poi sicuramente ci sono alcune cose che incidono di più: magari se esterno una mia fragilità, un mio pensiero o a proposito della mia musica. Un po’ me ne frego, ma “certe notti leggo tutti i commenti…”», ha ironizzato Clara intonando le note della famosa canzone di Ligabue. «Come mentore – ha rassicurato – ho mio fratello Filippo: è il mio giudice più severo e non me ne fa passare una».
Clara porta le Winx a Travedona. La cantante firma la sigla per Netflix

