Samarate, Portalupi: «Cenci lascia il ruolo nella Pro Loco, ma non basta». Il nodo Rsa

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Gianpietro Ferraro (a sinistra) e Luigino Portalupi

SAMARATE – «Cenci si è dimesso da membro del direttivo della Pro Loco, un primo passo. Anche se, a nostro avviso, un passo errato». Nel senso che l’obiettivo non cambia: «Avrebbe fatto meglio a dimettersi da consigliere delegato, e forse da consigliere comunale». Luigino Portalupi – oggi rappresentante del progetto extra consiliare Alternativa Democratica – torna alla carica contro l’ex alleato Alessandro Cenci di Samarate Insieme.
Di più: nel mirino delle critiche c’è anche il piano della tanto discussa – e attesa – casa di riposo: «Sono passati 26 anni, troppi. Non solo non è mai partita, ma ormai se n’è persa la traccia».

La querelle con Cenci

Nemmeno ad agosto le stoccate al veleno di Portalupi trovano riposo. In ordine: l’ex sindaco, dopo la rottura definitiva con Cenci e il progetto di Si, aveva sollevato il caso «incompatibilità». Il riferimento era il ruolo, appunto, di Cenci all’interno del direttivo Pro Loco, «organo sovvenzionato dall’ammnistrazione comunale», aveva sottolineato. Ora annuncia: «Si è dimesso, segno della presa d’atto dell’esistenza dell’incompatibilità». E aggiunge: «Gli atti compiuti non si cancellano, la confusione di interessi e di ruolo non si eliminano a posteriori. Soprattutto se si parla di finanziamenti rilevanti che coprono quote molto alte del bilancio dell’associazione di cui si era e si è corresponsabili». Inoltre, incalza provando a smontare il ruolo da consigliere delegato: «I limiti di questo incarico sono precisi, quasi sempre superati e spesso si finisce in campi molto pericolosi». In particolare, dice, «se la delega è gestionale (come in questo caso) e non di studio, analisi e di linea politica». E ancora: «Sappiamo benissimo che coloro che dovrebbero vigilare, sono poco disponibili a richiamare all’ordine. E sappiamo benissimo che i funzionari fanno finta di ignorare le norme che regolano i propri doveri».

Il progetto della Rsa

Poi, l’affondo sull’attesa casa di riposo. Parte dal 1999, quando Renato Chillin – «un grande sindaco» – parlò del progetto. Oggi «rimane un grande problema: uno spaventoso buco amministrativo che dimostra la carenza progettuale, di capacità, di fantasia amministrativa di chi è venuto dopo». Un piano che ha trovato una serie di ostacoli, rallentando molto e allontanando sempre di più il traguardo. «È il momento di chiudere le danze e riprendere in mano il diritto della pubblica amministrazione, ovvero della politica locale, di definire e guidare a un’effettiva soluzione: siamo preoccupati». E ancora: «Non vediamo tracce di atti amministrativi sul tema. L’odierno assegnatario non è in grado di dare una concreta soluzione all’avvio dell’opera». Prosegue: «Si provveda a leggere i contratti e le convenzioni sottoscritte, ad applicare i diritti di recessione per mancato rispetto delle clausole contrattuali e convenzionali». Ma anche a «tornare in possesso dell’area e a cercare nuove vere, trasparenti e qualificate soluzioni. Basta parole, occorre l’opera: 120 posti per i concittadini fragili e in difficoltà, oltre 100 posti di lavoro». Conclude: «Il sindaco Ferrazzi è appena arrivato. Da appartenente alla famiglia socialista europea è sicuramente uomo attento ai bisogni dei fragili e prenderà atto dell’importanza dell’intervento. Deve provvedere rapidamente a individuare con i suoi dirigenti la strada da definire, renda pubblico il percorso che desidera seguire e lo confronti con la città».

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