Sanità, modello Somma Lombardo

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In Italia negli ospedali mancano complessivamente 80mila infermieri

La chiusura del primo intervento dell’ospedale di Somma Lombardo (chiusura, non trasferimento) dovrebbe diventare un modello per la Lombardia. Lo ha detto Daniela Bianchi, la numero uno dell’Asst della Valle Olona, presente al consiglio comunale della stessa Somma, convocato martedì 27 sul tema dell’offerta sanitaria locale. Con lei c’erano i rappresentanti della direzione strategica aziendale per fare quadrato attorno a una decisione che, come noto, è foriera di polemiche e malumori dell’opinione pubblica.

Al posto del primo intervento è stato creato un ambulatorio ospitato all’esterno del “Bellini”, nella nuova Casa di comunità. Un ambulatorio non è la stessa cosa di un primo intervento, ma l’operazione, sostenuta dall’assessorato regionale alla Sanità, è di farlo passare per un miglioramento di funzionalità ed efficienza rispetto alle richieste dei cittadini. Non è così, ma se anche fosse così, ci si scontra con il vero problema della vicenda: le carenze di personale, una delle ragioni per cui è stato chiuso il primo intervento e, secondo i programmi di Palazzo Lombardia, verranno chiusi tutti quelli ancora in attività.

Tant’è vero che, per quanto riguarda la gestione dell’Ospedale di comunità, l’altra novità strutturale e operativa avviata sempre a Somma Lombardo contigua all’ambulatorio di cui sopra , è stato incaricato un gruppo privato di Roma che, per la modica somma di 4 milioni di euro, se ne occuperà per i prossimi quattro anni. “Ma non si tratta di una privatizzazione” ha garantito la dottoressa Bianchi. Ci mancherebbe altro, benché proprio la fuga di medici e infermieri dal “pubblico” comporti soluzioni quanto meno rischiose sul versante dell’affidabilità professionale. Per non parlare delle ricadute economiche.

Il “modello Somma Lombardo” esemplifica una situazione generalizzata. E preoccupante. A Somma, come a Busto Arsizio, Gallarate e Saronno, nei nosocomi di competenza dell’Asst della Valle Olona. Come nel resto del Paese. Qui il discorso si allarga. Tra le principali cause della fuga e dei vuoti negli organici ci sono le retribuzioni per nulla competitive. Una recente inchiesta firmata da Simona Ravizza sul Corriere della Sera fa una fotografia impietosa dell’insufficienza degli organici che penalizza l’operatività e obbliga a interventi tampone come a Somma . E, guarda caso, le carenze più gravi si riscontrano proprio nei pronto soccorso e negli ambiti dell’emergenze-urgenza (mancano circa 3500 medici). Per quanto riguarda gli infermieri, in Italia il “buco” negli ospedali è di 80mila unità.

“Per invertire la tendenza – rileva Simona Ravizza – le Regioni chiedono al governo aumenti retributivi sostanziali: 10mila euro per i medici, quasi 9mila per gli infermieri”. Il ministero della Salute propone per il 2027 l’assunzione di 1000 medici e 6000 infermieri, con un costo stimato di 450 milioni di euro. Il fabbisogno complessivo richiederebbe però più di 2 miliardi di euro. Calcoli per difetto, a quanto pare.

A cui si aggiunge un altro intoppo: per il prossimo anno, nella legge di Bilancio, per la Sanità è stimato un contributo di 3,4 miliardi. Denaro che però, secondo le Regioni e lo stesso ministero della Salute, servirà soltanto per coprire i maggiori costi delle attività già in corso, senza garantire le risorse adeguate per assunzioni e nuovi stipendi. Impegno finanziario che porterà il Fondo sanitario nazionale a oltre 146 miliardi di euro. Una somma comunque enorme, come enormi rimarranno i problemi dello strategico settore. Di cui la piccola storia sommese rappresenta appunto il modello più negativo.

Bianchi: «Il trasferimento del Primo intervento di Somma? Modello regionale»

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