MILANO – I dipendenti di Città Metropolitana in Afol hanno dichiarato lo stato d’agitazione. Al termine di una assemblea sindacale molto partecipata (circa 200 i presenti) è stato votato all’unanimità il documento proposto dalla RSU e dai sindacati Cgil, Cisl, Uil e Csa. Entro cinque giorni amministrazione e organizzazioni sindacali saranno convocati dal prefetto di Milano per un ultimo tentativo di conciliazione.
Le rivendicazioni
Cosa chiedono i dipendenti della ex Provincia di Milano? Innanzitutto viene denunciato il degrado e la mancata sicurezza nei luoghi di lavoro (nell’altomilanese sono presenti i Centri per l’Impiego di Legnano, Magenta e Rho). Poi la difformità di trattamento da parte dell’Agenzia per la Formazione Orientamento e Lavoro (Afol) rispetto agli istituti contrattuali in vigore in Città Metropolitana (smart working, flessibilità oraria, fruizione delle ferie, mancata erogazione delle indennità di condizioni di lavoro, disparità sul sistema di valutazione).
Due anni di mancato dialogo
La Rsu e i sindacati denunciano “un atteggiamento evasivo da parte della Città Metropolitana di Milano e di Afol nell’affrontare le criticità che da due anni sono state sollevate al tavolo di confronto”. Insomma una brutta gatta da pelare per il sindaco Beppe Sala e per la consigliera delegata al lavoro Diana De Marchi, che martedì 19 marzo hanno già dovuto riscontrare una mattinata di saracinesche abbassate nei Centri per l’Impiego. E questa sembra essere solo l’inizio della protesta, con conseguente disagio per tutta la cittadinanza.
Le richieste
I sindacati (la Cgil ha diffuso una nota) chiedono “risposte nel merito, soluzioni celeri e un cambiamento di metodo” e che “il tavolo preposto assuma maggiore operatività e che diventi davvero sede di risoluzione delle problematiche”.
Dimissioni a raffica
“Da due anni portiamo le istanze dei lavoratori, ma non siamo mai stati ascoltati. Se Città Metropolitana e Afol continueranno con questo atteggiamento, l’unico strumento per farci sentire è lo sciopero”. Queste le dure parole dei rappresentanti sindacali, che poi incalzano. “In due anni abbiamo purtroppo registrato una raffica di dimissioni di colleghi appena arrivati grazie al potenziamento dei Centri per l’Impiego voluto da Regione Lombardia. Certo, ci sono situazioni congiunturali sfavorevoli al pubblico impiego, ma il clima non aiuta, anzi spinge i nuovi assunti a cercare posti di lavoro più remunerativi e accoglienti per chi ha necessità della conciliazione casa-lavoro”. La chiosa è quanto mai amara. “Perdiamo professionalità importanti e qualificate e nessuno ci ascolta. E ci vanno di mezzo i cittadini. Il paradosso è che si dimettono proprio quei colleghi che dovrebbero trovare lavoro ai disoccupati e alle fasce deboli della popolazione”.
