Se in provincia di Varese c’è qualcuno, tra i suoi politici, che ha rappresentato al meglio la cosiddetta Seconda Repubblica, questi è Antonio Tomassini. Scomparso a 81 anni per una improvvisa e letale infezione, ha attraversato l’era berlusconiana da protagonista, sempre sulla cresta dell’onda, tra molte luci e qualche ombra, senza mai derogare alla sua vera passione: la politica. Di professione ginecologo, si avvicinò fin da subito a Forza Italia, spesso ospite a villa San Martino nei conciliaboli dei capi forzisti dei primi anni, ha contribuito alla crescita del partito azzurro e poi del Pdl. Tant’è vero che Berlusconi non l’ha mai spodestato dalla candidatura nei collegi elettorali varesini, dove paracadutava personaggi che nulla avevano a che fare con il territorio in luogo di possibili e più meritevoli candidati locali.
Tomassini invece era sempre in gioco, a testimonianza della fiducia che aveva acquisito presso il Cavaliere e di un potere che nessuno, quanto meno a Varese, poteva contestargli. Antonio Tomassini, il SenTom dei raduni equestri e trekking (era un grande appassionato di cavalli), lo “zio” come lo chiamavano affettuosamente nel suo giro (lo Zio Tom) , è stato un uomo di potere. Se ne abbia abusato non sapremmo dire, di sicuro lo ha esercitato con passione e attenzione alle questioni della sanità, settore nel quale eccelleva per competenza e proposte. Non a caso ha presieduto a lungo le specifiche commissioni parlamentari, sfiorando spesso la nomina a ministro.
Il fatto che non fosse mai arrivato in cima al dicastero della Sanità per vecchi retaggi giudiziari poi superati era un po’ il suo cruccio, benché non abbia mai negato il proprio contributo a leggi, idee, relazioni, interventi per migliorare uno dei settori prioritari e più discussi dell’azione di governo e di impatto tra i cittadini. Era lì che SenTom faceva sentire il suo peso personale e politico. Al punto che è rimasto sulla scena sanitaria anche dopo aver lasciato lo scranno di Palazzo Madama (che ha occupato per quattro legislature) come presidente dell’Associazione di iniziativa parlamentare e legislativa per la salute e la prevenzione.
In provincia di Varese la sua influenza si è fatta sentire a lungo, soprattutto a ridosso delle elezioni amministrative e per quanto riguardava le nomine negli enti. Le scelte passavano anche da lui e a lui bisognava fare riferimento nelle occasioni di maggiore importanza decisionale. Nel capoluogo, a Busto Arsizio, a Gallarate, nei diversi comuni faceva sentire la sua voce per conto di Forza Italia e del centrodestra del quale ha sempre sostenuto la causa nel nome di Silvio Berlusconi e per indirizzare e, spesso, per raddrizzare interventi che cozzavano con i principi in cui credeva.
Solo ultimamente aveva mollato la presa sul Varesotto: forse per le vicissitudini interne a Forza Italia, forse per una sorta di risentimento verso il partito che gli aveva infine preferito altri, forse per l’incombenza di una stagione che ha cambiato i paradigmi della politica e per il sopravvento di modelli che non gli appartenevano più, SenTom aveva dato l’impressione di eclissarsi rispetto al passato. Ma era soltanto un’impressione, dato che erano in molti che a lui si rivolgevano ancora per avere consigli e suggerimenti. E di lui, diventato icona, si continuerà a parlare per molto tempo, l’ultimo dei Politici con la P maiuscola in una provincia dove la politica si è fatta politichetta.
Varese, addio ad Antonio Tomassini. Stroncato da un’improvvisa infezione
