Se la Lega avesse avuto bisogno di scendere in piazza, creando di fatto un corto circuito nel centrodestra e risvegliando i gruppi antagonisti, lo sa meglio di altri Matteo Salvini. Che nella manifestazione di Milano, sabato 18 aprile, ha investito la sua autorevolezza politica a favore del rilancio del partito in chiave sovranista per stringere forte il legame con i cosiddetti Patrioti. Ma in termini variabili: dall’originario sostegno alla remigrazione, l’appuntamento di piazza Duomo si è risolto con la protesta nei confronti dell’Europa, che impone paletti e complica l’impianto gestionale del Paese. A cominciare dal famoso o famigerato Green Deal.
Una rivendicazione sintetizzata da un vecchio slogan del Carroccio di Umberto Bossi, ritornato d’attualità: “Padroni a casa nostra”. In altri termini: padroni di spendere i nostri soldi senza restrizioni, senza i limiti del patto di stabilità, liberi di aiutare imprese e cittadini. E “senza paura”, l’altro refrain risuonato a Milano tra i militanti. Tutti lì per ribadire che il partito è vivo e vegeto, che non si lascia intimorire da niente e da nessuno, che il flop referendario non l’ha affatto debilitato. Anche se, sotto sotto, ha indotto Salvini a cambiare il titolo del raduno, derubricando la remigrazione e facendo emergere l’avversione all’UE come motivo principale della manifestazione.
Poi la sconfitta elettorale del “patriota” Orban, la guerra, lo strappo con l’amico Trump e i nuovi scenari economici hanno completato l’opera. Insomma, niente remigrazione nell’accezione più restrittiva del termine (Massimiliano Romeo: “La remigrazione è un’invenzione dei giornalisti”), senza però dimenticare i problemi veri dell’immigrazione. Alla quale il leader leghista, durante il suo discorso, si rivolge in modo meno tranchant del solito, parlando di accoglienza addirittura in “modo cristiano”, salvo il pugno di ferro contro gli stranieri che delinquono. Opzione, quest’ultima, che trova, com’è logico e scontato che sia, ampia condivisione anche sulle altre sponde della politica e della società.
Benché la politica, lato centrodestra, non pare abbia gradito tout court l’iniziativa della Lega: Forza Italia ha addirittura dissentito, Fratelli d’Italia si è defilato senza pronunciare parola. Come ha avuto modo di commentare Salvini “Ognuno fa quello che vuole, ma il governo è compatto”.
In quel “ognuno fa quello che vuole” c’è implicito il richiamo alle elezioni, un liberi tutti in funzione delle urne del prossimo anno, alle quali la Lega guarda con un certa preoccupazione per sondaggi che non la danno in crescita, erosa (minacciata) dai vannacciani e stretta tra forzisti e meloniani. È così che cerca di riposizionarsi sul palcoscenico nazionale alla ricerca del consenso alla vecchia maniera, nelle piazze. Chiamando a raccolta il suo popolo (evidentemente Pontida non basta più), insistendo sulla pace (“Questa piazza chiede la pace, ma non con le bandiere della pace dei centri sociali, che anche oggi hanno cercato lo scontro con la polizia, quella è la pace dei delinquenti”), parlando contro l’Europa matrigna che tiranneggia i territori con le sue leggi.
È il tentativo di rifarsi un’identità, rimettendosi in carreggiata con l’elettorato e rispetto ad alleati che, in verità, sono (saranno) a un tempo avversari. E non c’è bisogno di approfondire il tema.
Salvini e la Lega in Duomo contro l’Ue. Tensioni tra antagonisti e polizia
lega paura consenso – MALPENSA24
