Sicurezza dei ciclisti nelle gare, le nuove norme. Per l’Uci: andare più piano!

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di Claudio Ghisalberti

Il fine è nobile, se non sacrosanto: garantire più sicurezza ai corridori. Ottimo, chi non lo vorrebbe? Il mezzo, inteso come l’insieme delle nuove norme emanate dall’Uci sulle attrezzature (bici, componenti e accessori), è francamente discutibile se non ridicolo. Anche fuori dal tempo. Ancora una volta l’Unione ciclistica internazionale, ovvero il governo mondiale del ciclismo, dimostra di capirci molto poco di questo sport. A meno che tutta la manovra –  elaborata seguendo le raccomandazioni di SafeR, l’organizzazione dedicata al miglioramento della sicurezza nel ciclismo su strada professionistico maschile e femminile (sembra persino una roba seria) – sia solo fumo negli occhi, messa in atto per dimostrare che il presidente Lappartient e i suoi sodali, qualcosa fanno. Che al ciclismo ci tengono.

Il concetto, o meglio il comandamento, alla base del giochetto è uno: rallentare! Sì, fare in modo che i corridori vadano più piano perché l’unico problema dei ciclisti è la velocità. Frenando lo sviluppo, la ricerca, l’innovazione, tutto purché in corsa si vada più piano. E già in mondo che corre sempre più svelto, più veloce, questo è un concetto perdente. Ma cerchiamo di capire come l’Uci pensa di tutelare maggiormente la sicurezza degli atleti. 

La prima soluzione a cui si potrebbe pensare è quella di garantire percorsi più sicuri, senza rischi inutili presi troppo spesso solo per far contento qualche sponsor o qualche politico. Evitare magari finali folli. Fare a meno di circuiti come quello scandaloso del Mondiale 2024, corsa guarda caso corsa gestita proprio dall’Uci. Invece di questo nulla, non se ne parla. I problemi sono altri.

I RAPPORTI

Cominciamo da quella che è l’innovazione più ridicola, la limitazione del rapporto. Limitazione che lo scorso anno è persino stata tolta dalla categoria juniores. In futuro il rapporto massimo consentito sarà il 54×11 che sviluppa 10,46 metri (con gomma da 28 mm) a pedalata. Questo sia per uomini, sia per donne quando è evidente e indiscutibile che i livelli di forza siano assai diversi tra i due sessi. E se un corridore – soprattutto un velocista – ha tra le sue doti la forza, perché limitarlo? E si penserà mica che fare una volata con il 56 sia più pericoloso che farla con il 54? Sempre oltre i 70 orari si riesce ad andare e se anche si andasse 1 o 2 chilometri all’ora più piano il problema sicurezza sarebbe risolto? Poi i rapporti che sono praticamente ininfluenti nelle grandi discese quando i corridori superano anche i cento orari, o magari poco meno, ma sul bagnato. 

C’è anche una gustosa curiosità. I produttori dei gruppi a livello mondiale sono tre: Shimano, Campagnolo e Sram. I primi due hanno in produzione il 54×11, Sram no. L’azienda americana usa ingranaggi diversi, tra questi il 10. Sram, per stare nel rapporto indicato, dovrebbe montare una corona da 49, che però non produce. Di conseguenza chi corre con Sram (nel World Tour per esempio Visma- Lease a Bike e Lidl-Trek) con il 48 avrebbero un rapporto più leggero, che sviluppa 10,22 metri. Attenzione però al caso: Shimano è sponsor Uci. 

Un test di questa innovazione sarà effettuato durante una corsa a tappe nella seconda metà della stagione 2025. Facciamo una scommessa? Al Polonia, corsa da sempre “amica” dell’Uci. 

ALTEZZA DEI CERCHI 

L’altezza dei cerchi delle ruote utilizzate nelle gare su strada sarà limitata a 65 mm a partire dal 1° gennaio 2026. Condivisibile anche se si potrebbe distinguere tra ruota anteriore e posteriore. Un 80 davanti è inguidabile, dietro si tiene e potrebbe avere un senso. 

 LARGHEZZA MANUBRIO

L’Uci, partendo da fatto che un manubrio molto stretto la bici perde guidabilità, ha deciso di introdurre una larghezza minima del manubrio stesso. Questa misura è fissata in 400 mm (misurata tra i due bordi esterni del manubrio), nonché una larghezza minima di 320 mm misurata tra le leve dei freni (tra i bordi interni delle leve). La larghezza minima è di 380 mm da centro a centro.Questa regola si applicherà dal 1° gennaio 2026 per le gare su strada e ciclocross con partenza in massa. Per le gare su pista con partenza in massa, dal 1° gennaio 2027 sarà introdotta una larghezza minima di 350 mm (misurata tra i due bordi esterni). Ma anche qui bisognerebbe fare un distinguo. Un corridore, maschio o femmina, particolarmente esile potrebbe avere bisogno di un 38. Del resto anche le bici hanno taglie differenti, non sono solo tre. 

Inoltre, la nuova norma prevede un’altra dimensione massima che regola il design della svasatura del manubrio per bici da strada e ciclocross: deve esserci una distanza massima di 50 mm  ra l’estremità interna del manubrio e il bordo esterno del manubrio sullo stesso lato. Per la pista, la distanza sarà di 80 mm.

LARGHEZZA FORCELLE 

Dal 1° gennaio 2026 per le bici da strada e dal 1° gennaio 2027 per le bici da pista, sarà imposta una larghezza massima interna della forcella: 115 mm all’anteriore e 145 mm al triangolo posteriore. Questa misura si applicherà all’intera lunghezza degli elementi. Forcelle derivate dalla pista come quelle che monta la nuova Factor con cui Jake Stewart ha vinto la quinta tappa del Delfinato sarebbero quindi vietate.

I CASCHI

L’Uci ha allo studio anche nuove norme sui caschi. Le specifiche dei materiali che potranno essere utilizzati nei vari eventi saranno chiarite a partire dal 1° gennaio 2026. Un protocollo di certificazione del casco entrerà in vigore non prima del 1° gennaio 2027. Ma per essere in commercio i caschi già devono passare omologazioni. 

Poi una ragazza di 18 anni, Muriel Furrer, cade al Mondiale, sbatte contro un albero, nessuno se ne accorge, l’elisoccorso arriva oltre un’ora dopo la fine della gara. La giovane muore. E Gino Mader? Dimenticato? Però su questi casi l’Uci non ha mai risposto. Colpevoli non ci sono? Lascia che il tempo passi. Che tutto venga dimenticato.  

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