Sembra ieri, ma sono già passati dieci anni tondi tondi (giugno 2016) dai ballottaggi a Varese e Gallarate, due settimane in più per le elezioni comunali di Busto Arsizio, definite al primo turno (stesso risultato addirittura rafforzato cinque anni dopo). Per Davide Galimberti, Andrea Cassani e Emanuele Antonelli è tempo di bilanci complessivi del loro doppio mandato. Un lungo periodo che va a terminare nella primavera del 2027 in forza del posticipo della data per il rinnovo dei primi cittadini e delle giunte.
Un prolungamento di alcuni mesi che servirà per concludere i molteplici interventi avviati dai tre sindaci, con risultati che, per ciascuno di loro, seppure con differenti sfumature, sono da considerare discreti se non, in qualche caso, buoni. A conferma che non sempre vale l’appartenenza, il colore politico di un esecutivo e del suo capo, ma caso mai fanno premio le loro competenze, il loro impegno, i loro contatti ai livelli più alti. Poi, come sempre succede in politica, c’è chi sparerà sul pianista, ma Varese, Busto e Gallarate non sono affatto rimaste ferme in tutti questi anni.
Saremmo ingenerosi, anzi, ingiusti se non segnalassimo un contesto locale che, per alcune circostanze rispetto al passato, ha prodotto un cambiamento concreto, che si vede e si tocca con mano. Certo, molti problemi rimangono irrisolti (si può sempre fare meglio), non tutti però sono di competenza comunale. Come la sicurezza e l’immigrazione: i sindaci hanno poteri limitati in questi ambiti, eppure sono i temi di maggiore scontro politico e della propaganda degli avversari in vista delle future elezioni. Che, benché fissate alla prossima primavera, sono già domani. Per una ragione semplicissima: non ci sono alle viste sostituti condivisi per raccogliere il testimone.
L’impossibilità normativa di accedere al terzo mandato scatena la ricerca di candidature all’altezza, che ancora non si intravedono con acquisite certezze. Si fanno nomi, si spinge questo o quell’altro personaggio (specialmente a Varese), ma Galimberti, Antonelli e Cassani rimangono senza riconosciuti successori, sia a centrodestra sia a centrosinistra. Presto per lanciare nomi e inaugurare ufficialmente la campagna elettorale? Mah, secondo alcuni (vedi Attilio Fontana, presidente lombardo) si sta perdendo tempo: i futuri possibili sindaci dovrebbero già essere noti per costruire attorno a loro il consenso. Tanto più che si potrebbe votare già nei primi mesi del prossimo anno, con tempi ridotti per fare breccia nell’elettorato.
Si sa come stanno andando le cose: i partiti si contendono le tre città, accampando equilibri politici da rispettare e rendite di posizione da salvaguardare. Ma nessuno di loro ha ancora trovato soluzioni interne per “spendersi” sulla scena pre elettorale. Così Galimberti, Antonelli e Cassani restano sotto i riflettori con il loro portato amministrativo, in attesa che si trovino le intese per sostituirli con personaggi di altrettanta efficacia sul piano operativo. Perché poi, per gli aspetti caratteriali, i giudizi divergono, e possono riservare considerazioni meno lusinghiere. Ma qui vale sempre la teoria del gatto di Deng Xiaoping: non importa se sia bianco o nero, l’importante è che prenda i topi.
