Sinti, Europee e Lega. Il sindaco Cassani: «I gallaratesi sono con me»

Andrea Cassani sindaco

GALLARATE – Del sindaco di Gallarate Andrea Cassani si può dire tutto, tranne che sia un tipo di politico malleabile. Su certe situazioni perfino ostinato. Come sui sinti, una battaglia che in questo momento sembra, all’interno del panorama politico cittadino e del suo stesso partito, portare avanti quasi in solitaria. Sensazione che può essere estesa anche ad altre situazioni, più strettamente partitiche, come la vicenda del post su Facebook relativo alla Rivoluzione francese. Poche righe che hanno scatenato interpretazioni, reazioni, frizioni. Tutte in casa Lega. Ma di questo lui non si cruccia, «perché – dice Cassani – il mio padrone è la gente. E i cittadini, chi apertamente, chi in privato, stanno dalla mia parte».

Cassani, perché il sindaco di Gallarate una mattina si alza e decide di fare un post sulla Rivoluzione francese?
«Quel post rispecchia le idee in cui credo indipendentemente dal partito. Io penso che sia la gente a dover decidere il proprio futuro e chi deve amministrare anche la gestione dell’Unione europea. Detto questo aggiungo che quelle righe non erano riferite in alcun modo alle candidature».

Vuol dire che in Lega, dove non sono pochi quelli che pensano che lei stia giocando una partita politica interna al Carroccio, hanno sbagliato interpretazione?
«Ripeto, riguardo alle candidature per le Europee non ho detto nulla. Detto questo, aggiungo che io posso anche esprimere posizioni che in questo momento possono non coincidere con tutti e che ci sono sedi e luoghi per esprimere la mia visione di come dovrebbe andare avanti il partito a livello territoriale».

E qual è sarebbe la sua visione?
«Ad esempio credo che sulle partecipate e su tutta una serie di partite aperte a livello provinciale ci sia troppa frammentazione e bisognerebbe lavorare in maniera più sinergica, o meglio avere una visione più omogenea».

Quindi è vero che con quel post ha voluto lanciare qualche messaggio ai vertici della Lega, provinciale?
«Le cose che devo dire le dico internamente al partito e non su Facebook. Se poi qualcuno ha letto quelle righe come riferite a Matteo Bianchi non posso farci nulla. Come non mi pare che il post di Matteo Bianchi fosse riferito a me. Semmai a qualcun altro».

C’è chi ha anche letto il suo post come un attacco alla sezione bustocca del Carroccio. Sbagliata anche questa lettura?
«Non ho attaccato la Lega di Busto e mai mi permetterei di farlo. Con Speroni ci siamo sentiti e chiariti. Dico solo che il segretario della Lega di Gallarate non ha mai detto di preferire Claudia Mazzetti a Isabella Tovaglieri e quindi ho trovato le dichiarazioni del segretario bustocco un po’ sopra le righe. Ma Speroni in passato ci ha abituato a queste uscite».

In Lega dicono che lei per sostenere la candidatura del suo assessore abbia attaccato il vicesindaco di di Busto. E’ vero?
«Non ne avrei motivo. E qualora lo avessi non sarei così scemo da farlo. So che c’è chi non aspetta altro che un mio passo falso per farmi… il culo»

Passiamo a questioni più cittadine: i sinti. Il problema oltre che aperto sembra diventato di difficile gestione. Come pensa di muoversi ora?
«Continuerò ad agire partendo dal presupposto che se ci sono leggi, queste vanno rispettate»

Rifarebbe tutto?
«A oggi sì. Rifarei esattamente tutto. E continuerò a perseguire la legalità. Cosa che tutti gli amministratori, tra l’altro, dovrebbero fare».

Sarà una partita lunga, ne è consapevole?
«Io sarò sindaco per altri 7 anni e mezzo».

Sette anni e mezzo? Quindi ha già ipotecato anche candidatura e vittoria per il secondo mandato?
«Diciamo che la gente mi dimostra privatamente e pubblicamente il proprio sostegno e il proprio appoggio. Credo che se dovessimo fare un referendum sui sunti con voto palese il 70 per cento dei gallaratesi sarebbe d’accordo con me, a scrutinio segreto arriviamo al 98 per cento».

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