di Claudio Ghisalberti
TAZLARTE (Marocco) – Luis Angel Matè vince, Andrey Amador diventa leader della generale e Luis Leon Sanchez finisce lontano nella generale. Cambia tutto alla Titan Desert.
La terza tappa, l’unica di montagna di questa edizione, era molto attesa. Il minuto di abbuono in palio nello Skoda Challenge, ovvero al miglior tempo di scalata, vista una generale molto corta, faceva gola ai grandi favoriti per la vittoria finale. A conquistare il bonus, anche grazie al lavoro del compagno di squadra Matè, è il costaricano Andrey Amador, poi terzo al traguardo. Amador, 38 anni, vincitore nel 2012 della tappa di Cervinia al Giro d’Italia e 4° nella generale 2015 dietro Contador, Aru e Landa, si era presentato al via di questa corsa con molto entusiasmo e allegria. Ma nelle prime due giornate il suo buonumore sembrava essere svanito. Anzi, sembrava abbastanza nervoso. Un malessere manifestato agli organizzatori anche oggi con una lamentela evidente, in corsa, al quarto e ultimo punto di controllo. Evidentemente il numero sulla schiena gli stimola molto l’adrenalina.
Sorride e spande allegria, invece, la “Lince di Marbella”, ovvero Luis Angel Matè, al debutto qui in Marocco ma che nella carriera da pro vanta 4 vittorie tra cui una tappa a San Luis – arrivo in salita di merlo – davanti a Serpa e Nibali. “Questo successo è un gioiello sulla corona – dice -. Già potere essere qui per me è un privilegio”. Matè alla vigilia confessava le sue difficoltà in discesa. Oggi la discesa era tecnicamente molto difficile. “Bisogna essere completamente matti per scendere da una strada così con la mountain bike. Io provo a pensare di fare bene, ma gli specialisti hanno un’abilità incredibile e si prendono rischi enormi. Però io poco a poco sto prendendo fiducia. Oggi sono arrivato in cima prima di Herrero (che correva con la maglia rossa di leader, ndr) e quando mi ha ripreso andando giù ho provato a tenerlo, a seguirlo. Ho provato a copiare tutte le sue traiettorie. Mi ha fatto piacere che alla fine mi abbia fatto i complimenti per i miei progressi. Ma è un mondo nuovo, e anche a livello di strategia devo ancora imparare ancora tanto”.
Peccato che Luis sia lontano nella generale a causa di alcuni problemi tecnici nella prima tappa. “Avevo forato – spiega – e avevo tre bombolette ma si è rotto l’adattatore. Così ho dovuto gonfiare la gomma con la pompa a mano. Hai voglia… Oggi, nel finale sapevo che potevo vincere, però qui non puoi cantare vittoria fino a quando non hai attraversato il traguardo. Il materiale soffre moltissimo, per le bici questo è un vero e proprio banco di prova. Guardate quello che è successo a Luisle”.
E quello che è successo lo spiega lo stesso Sanchez: “Ero con i primi, ma ho rotto la catena due volte. Alla prima mi sono arrangiato e l’ho riparata io, alla seconda ho dovuto aspettare che arrivasse un compagno di squadra. Non cambia niente”. E il suo sorriso non si spegne.
Tra le donne, invece, vittoria di tappa e abbuono conquistato in montagna dalla britannica Fisher che così accorcia il distacco nella generale su Pilar Fernandez.
Ma forse il bello deve ancora venire. Domani, infatti, è in programma la Tazlarte-Tafroukht, di 104 chilometri, che con la frazione del giorno seguente (Tafroukht-El Jorf, di 91) compongono la “tappa maratona”. Di cosa si stratta? È un segno identitario di questa corsa. L’obiettivo è quello di eguagliare la forza e le capacità dei “titanes y titanas”. Evitare cioè che corridori con una grande struttura alle spalle abbiano un vantaggio su quelli che in pratica non hanno appoggi esperti. Qui infatti ci sono in gara dei veri avventurieri, soli e senza aiuti, ma anche super team. Prendete il KH-7 di Matè a Amadaor: in totale hanno iscritto 56 biker, più il personale di assistenza, marketing, ufficio stampa… Lotta impari. Tanto che più di uno sostengono che la vera Titan, che s’ispira alla famosa Parigi-Dakar, è quella degli Adventure, quelli in gara senza il minimo aiuto. I super team fanno un’altra corsa. Fatto sta che in questa tappa Maraton i partecipanti non potranno ricevere aiuto da nessuno, dovranno arrangiarsi anche a livello meccanico con le proprie mani. Ma non solo: dovranno portarsi anche il necessario per la notte. L’organizzazione fornirà solo un paio di ciabatte e un asciugamano per la doccia.
In più, cominciano a sommarsi le notti passate nelle haima, le tende beduine dove si dorme in tre. Non esattamente le camere asettiche con materasso e cuscino portati apposta come fanno i super team a Giro, Tour e Vuelta. Dove, quando ti alzi, devi sbattere le scarpe prima di indossarle per evitare spiacevoli inconvenienti. Finora sulla sabbia e sui tappeti, tra vento e sabbia che si infila ovunque e fa tossire, c’era almeno un materasso e un lenzuolo, anche se bagnato o umido per la pioggia. Domani niente. Stavolta, se uno non si porta lui stesso un materassino gonfiabile, dormirà per terra. E per evitare il più possibile aiuti esterni, anche noi giornalisti – sia mai che nello zaino avessimo una bomboletta, un cacciavite o una camera d’aria – all’accampamento non saremo ammessi. E forse non è del tutto un male, non siamo mica “titanes y titanas”.
ARRIVO
Uomini 1. Luis Angel Maté (Spa) in 3.09’30”, media 28,49 km/h; 2. Herrero (Spa); 3. Amador (Crc)
Donne 1. Annabel Fisher (Gbr) 3.35’43”, media 25’03 km/h; 2. Fernandez a 2’11”; 3. Arechaederra (Spa) a 25’47”.
