Società violenta: siamo tutti esposti

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Il tragico episodio di Maddalena dove, nella notte tra sabato e domenica 2 agosto,  un uomo ha inopinatamente investito uno sconosciuto, uccidendolo, riporta l’attenzione sul clima di violenza della nostra epoca. Sembra che il rispetto e, più ancora, la vita delle persone abbiano perso ogni valore, fino al punto che si colpisce, si aggredisce, si ammazza per i motivi più futili, per rabbia, per irrazionali reazioni, per mancanza di autocontrollo che scatena l’impeto. Una deriva che pare mitizzi la prepotenza, la sopraffazione, l’intolleranza e, infine, la criminalità come nuovo, terribile riferimento sociale.

Le statistiche confermano che rispetto al passato i reati in genere sono diminuiti. Ma sono appunto statistiche, perché poi leggiamo tutti i giorni sui giornali e ascoltiamo nei Tg fatti delittuosi persino incomprensibili se non inclusi in un contesto che spinge all’aggressività gratuita. E a una preoccupante, diffusa adesione ai comportamenti più brutali. Come per il pestaggio subito alcune settimane fa nel Napoletano da un settantenne che aveva rimproverato un gruppo di giovani: ridotto in fin di vita c’è chi, tra gli altri inaccettabili post, ha commentato: “Così si fa, i vecchietti la prossima volta imparano a stare al loro posto”.

I giovani, certo. Le reiterate risse nei centri abitati tra gruppi di ragazzotti, i cosiddetti maranza, che si affrontano senza esclusioni di colpi, alimentano la percezione dell’insicurezza collettiva. Contribuiscono alle reazioni inconsulte spesso giustificate anche dalla politica come legittima difesa. Il riferimento al caso del gioielliere di Grinzane Cavour non è casuale. Storia a sé, questa del gioielliere. Ma cosa dire, per restare in Piemonte, dell’omicidio di un passante che, a Collegno, la sera del 16 luglio scorso, aveva avuto da ridire con un automobilista che lo stava per investire? Soluzione della lite: un fendente mortale ai danni dell’uomo che aveva osato protestare.

Questo il punto, questa la grande paura dei nostri giorni: si rischia di finire vittime di qualcuno senza un vero motivo, per un epiteto, per un vaffa, per una qualunque questione da dirimere in ben altro modo, invece sbuca il coltello. Quante volte è successo, quante volte dovrà succedere ancora? Secondo gli esperti si tratta di una violenza sintomo del profondo malessere psicologico della società, della crisi educativa e di dinamiche relazionali definite disfunzionali. Spiegazione tecnica, se vogliamo, di quanto accade quotidianamente nel nostro Paese. Dove c’è chi vorrebbe risolvere il problema con le maniere forti, ma intanto derubrica i femminicidi a semplici reati da trattare senza le aggravanti che li determinano e li caratterizzano (vedi Roberto Vannacci).

Lo scenario è preoccupante, non c’è altra constatazione valida. Soluzioni? Non tocca a noi darne, non abbiamo né titolo né strumenti. Il problema è però enorme: il fatto delittuoso di Maddalena, dal quale siamo partiti, è soltanto l’ultimo di una impressionante serie. Alla quale non si può porre fine con le strumentalizzazioni politiche, addossandosi le presunte colpe amministrative per l’insicurezza a seconda delle appartenenze, giocando sulle pur legittime paure della comunità. Serve una nuova presa di coscienza da parte di noi tutti. Soprattutto della classe dirigente che ha smarrito il senso di responsabilità, pre-condizione ineludibile. Insomma, il discorso è anche culturale. C’è qualcuno che ha interesse ad affrontarlo in questi termini; o fa premio, come vediamo, la ricerca del consenso anche a costo di manipolare la verità?

Omicidio di Maddalena, l’arrestato per la morte di Venco è Mirko Bertellini

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