Forza Italia Somma: «Le scuse non bastano. Ora le dimissioni di Calò»

Somma forza Italia Pivetti
Giorgio Pivetti e Gerardo Locurcio

SOMMA LOMBARDO – «Quanto accaduto è un cinema che fa rabbrividire: il sindaco deve far dimettere l’assessore Calò». Non si placano le polemiche a Somma Lombardo. È Giorgio Pivetti, commissario cittadino di Forza Italia, a tornare alla carica dopo la rissa sfiorata in aula tra il consigliere comunale Gerardo Locurcio – esponente degli azzurri in città che in aula rappresenta Somma al Centro – e l’assessore Francesco Calò. Un vis à vis provocato dall’intervento sul futuro della casa di riposo il Girasole, pronunciato a fine seduta dall’ex direttore dei lavori nella Sala del Camino. Ora Forza Italia affonda: «Le scuse non bastano».

Forza Italia alla carica

Le scuse pubbliche del sindaco Stefano Bellaria dopo la bagarre in aula, secondo i forzisti sommesi, non sono abbastanza. Dice Pivetti: «L’assessore ha dimostrato che non ha rispetto delle persone più anziane, visto che Locurcio potrebbe essere suo padre per la differenza d’età. Un rappresentante delle istituzioni dovrebbe usare il cervello e non qualcos’altro». Ora, però, pensa alle conseguenze di quel gesto in aula che negli ultimi giorni tanto sta facendo discutere: «Ha fatto fare una figuraccia a Somma», prosegue il commissario azzurro. «Sono comportamenti che non devono esistere». E in giunta che aria tira? «Quello che il primo cittadino pensa del suo assessore lo ha detto pubblicamente: ci chiediamo ora con quale autorevolezza si siederà al tavolo con gli operatori, dato la delega che ricopre. Ma ci chiediamo anche come apparirà agli occhi degli operatori, ora che è stato bollato in quel modo dal sindaco mentre i microfoni erano ancora accesi in aula: ricordiamo infatti che Calò parlerà per conto di Bellaria». Conclude: «Questa sinistra – che sia era vantata in campagna elettorale di avere un altro stile rispetto a quello precedente, mostrato dal centrodestra – negli ultimi anni di governo sta dimostrando di essere anche molto peggio».

L’affondo di Locurcio

Nel frattempo anche Locurcio è intervenuto, affidando il suo pensiero ai social. Parla di «bugie» e di «tentativi di diffamazione del sindaco nei miei confronti». Riepilogato brevemente quanto accaduto in aula, poi, è arrivata la stoccata: «Penso che quando un sindaco dà certi appellativi a un suo assessore, a microfoni accesi, vuol dire che il rapporto fiduciario tra i due non esiste più e quindi per coerenza l’assessore va licenziato e non solo ripreso». Poi il punto tecnico, visto che in aula Locurcio è intervenuto durante le comunicazioni dove non è previsto il dibattito. La replica:

Venendo ai fatti che hanno preceduto la bagarre finale, sempre il primo cittadino mi accusa di essere intervenuto durante le “comunicazioni del sindaco” in maniera illegittima e proferendo fandonie. Ebbene egli dovrebbe ogni tanto rileggersi il regolamento del Consiglio Comunale ed in particolare l’articolo 36 che al terzo comma concede ai capigruppo presenti nel Consiglio Comunale, come per il sindaco e per cinque minuti di orologio, di informare il consesso su questioni inerenti l’attività amministrativa. Il quarto ed ultimo comma del detto art.36 dice testualmente che: “Sulle comunicazioni dei precedenti commi, di norma non si può dare luogo a discussione”.

Io ho letto un comunicato di Somma al Centro, che rappresento, che era rivolto a tutti i consiglieri e riguardava lo stato dell’arte della questione Girasole. Da qui è partito l’attacco del primo cittadino con minacce di possibile querela che spero, se avrà seguito, sia intentata mettendo mano al proprio portafogli e non a quello dei cittadini.

C’è inoltre da aggiungere che mentre io chiedevo il rispetto del regolamento e cioè di non aprire nessuna discussione e non permettere nessun intervento, il sindaco era già partito con le sua filippica di insulti e la presidente del Consiglio dimostrava di non sapere sia come gestire quel momento cruciale, né cosa vi fosse scritto sull’articolo 36 del regolamento. Nel frattempo però la bagarre era già partita e aumentava sempre più.

Quindi torna all’attacco: «Non ho bisogno di alcuna visibilità, ne ho quanto basta. Ma, con il mio operato, intendo dimostrare la mia correttezza e onestà. Mentre invece tutta Somma si aspetta, da parecchi anni, da chi governa, un concreto e vero contributo alla crescita attraverso risultati che ad oggi sono inesistenti». Conclude spiegando che «dal 2020 ho sostenuto la maggioranza di centrodestra fino all’arrivo di una certa “mensa”. Poi me ne sono andato e si può comprenderne il perché. Successivamente sono stato invitato dalla sinistra ad aderire al progetto Bellaria: progetto oggi fallimentare e anche qui, quando l’aria è diventata pesante ho fatto i bagagli (anzi i bagagli me li ha preparati Bellaria cacciandomi fisicamente dal mio ufficio) e ho lasciato la maggioranza per prendere posizione tra l’opposizione. Sono stato paragonato al bellissimo ed intelligentissimo cane Lassie che torna a casa (infatti ho ripreso a sostenere Forza Italia, la mia antica casa). Oggi oso dire che Lassie ha fatto bene a lasciare il canile e a ritornare nella dimora a lui più idonea».

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