E’ difficile capire quanto valgano sul serio i rapporti che, di tanto in tanto, escono sul gradimento dei politici, sulle città dove si vive meglio, sulla qualità dell’ambiente nei singoli territori, sulla percezione della sicurezza e via elencando molteplici aspetti del contesto sociale italiano. I sondaggi e le classifiche sono di solito l’esito del lavoro di affermati istituti di ricerca e comunicazione, ai quali si presta attenzione e, soprattutto, si dà credito. Così, ora scopriamo che il Governance Poll 2026 del Sole 24 Ore, che fotografa il livello di fiducia dei cittadini negli amministratori, assegna il miglioramento in classifica del presidente della Regione, Attilio Fontana, e l’arretramento del sindaco di Varese Davide Galimberti.
Dati che, fino a prova contraria, non si possono confutare “alla cieca” e che servono alla politica per portare acqua al proprio mulino. Il modello lombardo di Fontana viene giudicato positivo per il fatto – lo afferma il leghista Emanuele Monti in una nota – che si fonda sulla capacità di amministrare e di ottenere risultati, mentre quello varesino di Galimberti mostrerebbe tutti i suoi limiti: sicurezza, mobilità, commercio, manutenzioni e decoro urbano resterebbero questioni aperte sulle quali i cittadini attendono ancora risposte concrete.
Questi sono però commenti di parte che cozzano clamorosamente con le conclusioni degli esponenti del centrosinistra, per i quali la Lombardia fa (farebbe) acqua in molti settori (sanità in primo luogo) e Varese, invece, è (sarebbe) cresciuta in termini di qualità della vita e opere pubbliche. Chi ha ragione? Qualche giorno fa la leghista Isabella Tovaglieri si è scagliata contro la mancanza di sicurezza nel capoluogo di provincia. Le hanno fatto eco da sinistra commenti altrettanto pesanti sullo stesso argomento ma per quanto riguarda la mancanza di sicurezza a Gallarate e Busto Arsizio, città gestite da amministrazioni di centrodestra.
In altri termini, la verità vera non esiste per i politici, abili nel manipolare qualunque situazione e sfruttare anche spostamenti di zero virgola nelle classifiche di cui sopra, fino alla negazione dell’evidenza se occorre. Dinamiche comunicative che trovano il loro massimo contrasto a livello nazionale. Dal governo e dai loro sodali arrivano toni entusiastici sulla ripresa economica del Paese, sul recupero dei livelli di assistenza sanitaria, sulla buona considerazione internazionale dell’Italia che, sempre secondo la maggioranza, ha (avrebbe) ritrovato prestigio e credibilità presso le cancellerie nelle diverse capitali.
Se ascoltassimo i partiti di opposizione, invece, siamo al collasso su tutti i versanti, specialmente per quanto riguarda l’economia, la sanità e, infine, le tasse: aumentate, per la sinistra, col governo Meloni il quale, al contrario, sostiene di averle diminuite. Paradossi della politica che poggia sugli slogan e sulle semplificazioni, e, in molti casi, sulle bugie. Che classifiche e sondaggi, al di là della loro affidabilità, finiscono per alimentare. Così che l’elettorato intraveda la confusione che ne deriva e, alle urne, passi oltre.
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