«La Varese di Galimberti: troppi stranieri fantasma e poche sanzioni agli ubriaconi»

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Il consigliere Stefano Angei

VARESEStefano Angei li chiama «fantasmi», ma solo perché «il Comune di Varese non dispone dei dati sulle comunicazioni di ospitalità temporanea dei cittadini extracomunitari o apolidi previste dall’articolo 7 del Testo unico sull’immigrazione». Parte da qui il leghista varesino per porre, per una volta in maniera differente, il tema della Sicurezza in città. E per dimostrare che «sindaco e amministrazione hanno in mano un serie di strumenti utili a dare risposte concrete in tal senso».

«Caro sindaco, a Varese gli ubriaconi per strada sono più di 7»

Angei, inoltre, non si tira indietro quando deve affondare il colpo della polemica. E lo fa in chiusura di riflessione: «Per comprendere dov’è posizionata la Sicurezza nella scala dei valori di questa amministrazione, basta guardare i dati relativi alle sanzioni anti alcool. Da giugno a oggi  sono state solo 7. Possibile che i bighelloni, i fannulloni e gli extracomunitari che bevono e si ubriacano in piazza Repubblica, che sono più di setta, li vediamo solo io e i varesini?».

La norma non rispettata

Angei parte dell’articolo 7 del Testo unico sull’immigrazione. La norma prevede che chi ospita un cittadino extracomunitario o apolide debba comunicarlo entro 48 ore all’autorità di pubblica sicurezza. In diversi Comuni queste comunicazioni vengono condivise anche con gli uffici comunali, consentendo all’amministrazione di avere un quadro aggiornato delle presenze sul territorio.

«La risposta ricevuta dopo un’accesso agli atti mi ha lasciato sorpreso – spiega Angei – perché significa che Palazzo Estense non dispone di uno strumento conoscitivo che potrebbe essere utile sotto diversi aspetti, non soltanto sul fronte della sicurezza».

E io pago!

Secondo il consigliere, le ricadute riguardano innanzitutto l’attività amministrativa. Tra gli esempi cita la Tarip, la tariffa puntuale sui rifiuti, il cui calcolo tiene conto anche del numero di occupanti di un immobile. «Se il Comune non conosce chi vive effettivamente in un’abitazione, diventa difficile verificare che la tariffa applicata corrisponda alla situazione reale», osserva.

Il sovraffollamento degli alloggi

Un altro tema riguarda i controlli sugli alloggi. «Il fenomeno del sovraffollamento esiste e non può essere ignorato. Sapere quante persone risultano ospitate in un immobile permette di programmare verifiche sull’idoneità delle abitazioni e di intervenire dove necessario. Se queste informazioni non arrivano al Comune, viene meno anche questa possibilità».

Per Angei la questione si inserisce nel più ampio dibattito sulla sicurezza urbana. «È evidente che la sicurezza è una competenza condivisa con lo Stato e con le forze dell’ordine. Ma è altrettanto evidente che un’amministrazione comunale dispone di strumenti amministrativi che possono contribuire al controllo del territorio. Dire che il Comune non ha alcun margine d’azione significa raccontare solo una parte della realtà».

L’ordinanza anti ubriaconi molesti

L’esponente della Lega richiama anche l’ordinanza che vieta il consumo di alcol in alcune zone della città. «Anche in quel caso ho chiesto gli atti e mi è stato risposto che sono state contestate 7 violazione. Le ordinanze, però, funzionano se vengono fatte rispettare. Altrimenti rischiano di avere un effetto più simbolico che concreto».

Da qui l’invito all’amministrazione a utilizzare tutti gli strumenti già previsti dalla normativa. «Non si tratta di scaricare responsabilità su altri livelli istituzionali – conclude Angei – ma di fare la propria parte. Conoscere chi è presente sul territorio, verificare le situazioni anomale e applicare i controlli previsti sono attività che possono contribuire a migliorare la sicurezza e la gestione della città».

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