Con gli sportelli di Sos liste d’attesa 250 appuntamenti “recuperati” nel Varesotto

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I promotori dell'iniziativa con 11 sportelli attivi sul territorio

VARESE – L’appuntamento per l’esame era stato assegnato troppo in là nel tempo, o peggio ancora la risposta ricevuta era stata che «le liste d’attesa al momento sono chiuse». Oltre 250 persone residenti in provincia si sono quindi rivolte negli scorsi mesi al servizio “Sos liste d’attesa”: nella quasi totalità dei casi in seguito all’intervento degli sportelli il problema è stato risolto, con l’assegnazione dell’appuntamento tanto agognato.

Gli sportelli

L’iniziativa, partita in sordina a giugno 2023 con un primo sportello presso le Acli a cui poi in autunno se ne erano aggiunti altri cinque, è cresciuta sul territorio fino ad arrivare ora ad un totale di una decina di sportelli, dal capoluogo fino a Laveno Mombello, Marchirolo e Saronno. Nei prossimi giorni se ne aggiungeranno altri due, a Busto Arsizio nella sede Cgil di via Caprera e a Gallarate presso Auser (qui l’elenco completo con indirizzi e orari). Questa mattina, venerdì 1 marzo, si è svolto un momento di presentazione dei numeri dell’attività da parte dei promotori: Acli, Auser, Cgil, Cooperativa lotta contro l’emarginazione, Coordinamento varesino per il diritto alla salute, Federconsumatori Varese e Medicina Democratica.

I numeri

Da giugno 2023 a metà febbraio gli sportelli hanno ricevuto le segnalazioni dei cittadini per cercare di risolvere la problematica delle liste d’attesa troppo lunghe in sanità. «Ogni volta che viene detto a un paziente che la lista è chiusa o che l’appuntamento viene prenotato oltre i termini di legge gli sportelli intervengono inviando una Pec alla Asst di competenza, in cui viene chiesto che sia fissato l’appuntamento nei termini previsti dalla legge», spiega il vicepresidente di Acli Varese Filippo Cardaci. 253 le contestazioni che hanno avuto esito positivo, 9 invece quelle andate male, «ma più per inesperienza iniziale dovuta ad un periodo di rodaggio», spiegano i promotori.

Banchetto in centro

«Le persone sono inconsapevoli dei loro diritti e non sanno che si può fare questa prassi», spiega Luciana Sanarico di Acli Varese. «In particolare i più colpiti dalle liste d’attesa sono anziani e fragili, ma ci sono anche tanti giovani e tanti lavoratori – aggiunge Giampietro Camatta dello Spi Cgil Varese – chi non trova risposta si affida al privato, ma molti rinunciano alle cure perché non ne hanno la possibilità economica. Ma rinunciare alle cure vuol dire morire prima». Per far conoscere il servizio ad ancora più persone si svolgerà un’iniziativa divulgativa domani, sabato 2 marzo. «Per tutta la giornata avremo un banchetto in corso Matteotti a Varese, in cui distribuiremo materiale e faremo informazione alla cittadinanza», aggiunge Francesco Vazzana, responsabile politiche sociosanitarie Cgil Varese.

Dopo il ricorso l’appuntamento

Ma in seguito alle contestazioni come vengono individuate le date per gli appuntamenti per i quali in un primo momento non era stata trovata disponibilità? «Le aziende non rispondono nel merito, ma indicano solo la data», dicono gli organizzatori del servizio. Filippo Bianchetti del Coordinamento varesino per il diritto alla salute avanza alcune ipotesi. «Ci sarebbero delle liste “nascoste” per le emergenze: probabilmente da lì vengono pescati parte dei posti liberi per accontentare i nostri ricorsi. Altre date invece si liberano quando qualcuno rinuncia perché nel frattempo si è arrangiato in un altro modo o addirittura è defunto. Quindi un terzo meccanismo: pare che altre persone in lista vengano chiamate per poter rimandare la visita più avanti per fare spazio ai ricorrenti». Roberta Bettoni della Cooperativa Lotta contro l’emarginazione riflette invece su un numero: «Se facciamo una media di 100 euro a visita se queste persone fossero dovute andare nel privato avrebbero speso 25mila euro».

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