“Spara a Giorgia”, la Lega di Busto: «Cancelleremo la scritta dal nostro muro»

BUSTO ARSIZIO – «Cancelleremo il messaggio di odio dal nostro muro». Ad annunciarlo è la Lega di Busto, per voce del suo segretario cittadino Alessandro Albani. La scritta “Spara a Giorgia”, accompagnata dalla stella a cinque punte delle Brigate Rosse, era comparsa lunedì 15 dicembre sulla parete esterna della sede della Lega di via Culin. «Verrà rimossa entro il fine settimana – rivela Albani, in linea con l’indicazione che era già stata data dal segretario provinciale Andrea Cassani subito dopo la scoperta dell’imbrattamento – un gesto doveroso, perché la violenza non può trovare spazio né fisico né simbolico nel nostro contesto civile».

La nota della Lega di Busto

L’attuale segretario della Lega Alessandro Albani con una giovane Giorgia Meloni

L’episodio avvenuto a Busto Arsizio, con la comparsa di una scritta che inneggia esplicitamente alla violenza contro la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rappresenta un fatto grave e inaccettabile, che va condannato con assoluta chiarezza e senza alcuna ambiguità.

La scritta, apparsa sul muro della sede della Lega con la frase “Sparare a Giorgia”, è un messaggio esplicitamente violento, che non può essere in alcun modo assimilato a una provocazione o a una forma di dissenso politico.

A Giorgia Meloni va espressa vicinanza e solidarietà, in quanto persona e in quanto rappresentante delle istituzioni. Una vicinanza che non nasce dall’appartenenza politica, ma da un principio più ampio e fondamentale: chiunque, in una democrazia, deve essere tutelato da minacce e intimidazioni, indipendentemente dalle idee che rappresenta.

Chi ricopre ruoli istituzionali non deve essere esposto all’odio, ma protetto, perché difendere le istituzioni significa difendere la libertà e la sicurezza di tutti i cittadini. Questo principio vale sempre, per chi governa oggi e per chi governerà domani.

È altrettanto importante sottolineare che la scritta verrà rimossa entro il fine settimana, e che sono già state predisposte le azioni necessarie affinché questo messaggio di odio venga cancellato dai muri della città. Un gesto doveroso, perché la violenza non può trovare spazio né fisico né simbolico nel nostro contesto civile.

Il dissenso è legittimo, anche quando è duro e radicale; la violenza, anche solo evocata, non lo è mai. La democrazia vive del confronto, non dell’intimidazione. Vive della capacità di discutere, criticare e opporsi senza mai negare all’altro il diritto di esistere e di rappresentare una parte del Paese.

Chi rifiuta il confronto democratico e ricorre alla minaccia dimostra solo la propria debolezza, e finisce per perdere sul piano civile, morale e politico.

Condannare episodi come questo non significa difendere una parte, ma difendere le regole comuni su cui si fonda la convivenza democratica. È un dovere che riguarda tutti, perché oggi il bersaglio è una figura istituzionale, domani potrebbe essere chiunque.

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