Speroni, l’ultimo dei Mohicani

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Francesco Speroni al parlamento dell'Unione Europea

Il 4 ottobre si celebra San Francesco, quest’anno a 800 anni esatti dalla sua morte. Il 4 ottobre è anche il compleanno di un altro Francesco, non esattamente da ascrivere alla categoria dei santi, piuttosto a quella dei politici di immarcescibile carriera: Francesco Speroni. Che, nello stesso giorno del suo 80esimo genetliaco, è eletto (rieletto) per acclamazione segretario bustocco della Lega, chiamato dalla storica sezione di via Culin, o di quel che ne è rimasto, a caricarsi sulle spalle il rilancio del partito che negli ultimi decenni ha dettato la linea amministrativa della città e ora a rischio di finire ai margini.

Partito naufrago nelle lotte intestine tra chi contesta la linea nazionale di Matteo Salvini e l’ala nordista, che richiama Salvini a una maggiore attenzione per il Nord. Per dirla in un altro modo, si ritiene necessario uno sguardo al passato, alla vecchia “questione settentrionale”, ai problemi economici della cosiddetta “locomotiva del Paese”, cioè la Lombardia che diede l’abbrivio a Umberto Bossi per la sua straordinaria avventura. In caso contrario, sostengono i frondisti, si andrà velocemente verso il baratro.

Lotte che a Busto si riducono a misere schermaglie per la leadership locale, combattute da tre donne dominanti: Isabella Tovaglieri, Paola Reguzzoni e Manuela Maffioli e dalla pattuglia di militanti superstiti che ad esse si rifanno.  Obiettivo, perlomeno per le ultime due, la candidatura a sindaco. Roba che scotta, tant’è vero che per l’elezione di Speroni e dei componenti del nuovo direttivo sono ricomparsi personaggi che fecero la Lega a Busto: Gianfranco Tosi, Luciana Ruffinelli, Gianpiero Reguzzoni, riservisti di prestigio usciti di scena da tempo e ritornati nella pugna politica per sostenere o affossare chi spera nella fascia tricolore di primo cittadino, a patto che il candidato sia leghista.

Poi  c’è lui, lo Speroni d’annata. Ex ministro, ex senatore, ex eurodeputato, ex presidente del consiglio comunale di Busto, ex consigliere regionale, ex consigliere provinciale, ex degli ex, indomabile oppositore dei sensi unici nelle città, pignoleggiante cultore di norme e regolamenti. Di lui si è detto, si è scritto molto, si sa praticamente tutto. Un politico che a volte spiazza, altre volte irride, altre ancora sorprende, diverte o fa incazzare. Un unicum al quale sono stati dedicati libri (“Il volo Padano”, con la firma di Marco Linari) e profluvi di articoli, non sempre gentili. Del resto, Speroni si presta ad essere raccontato, gli aneddoti a suo carico si sprecano: chi scrive ne è buon testimone. In “Dio Po”, Gian Antonio Stella, gli regalò addirittura l’aggettivo di dannunziano. Speroni accostato al vate, figurarsi.

L’ultima è di questi giorni. Alla Prealpina che lo intervistava, Speroni ha difeso Salvini: “Onestamente non vedo quali siano le sue colpe (…).  La Lega deve rimanere nazionale“. Ma poi si presenta all’elezione congressuale di Busto Arsizio con una vistosa cintura col simbolo della Padania (memorabili le sue cravatte e le camiciole estive a maniche corte). “Segretario secessionista” lo definisce il nostro Andrea Della Bella nel suo articolo. E lui, Speroni, mica smentisce: “Sono secessionista? Direi di sì, non l’ho mai nascosto”. Un ritorno al passato? “No, un punto di partenza verso il futuro”. Allora, Lega nazionale o secessionista? Boh. E la Lega di Busto? “Largo ai giovani, a forze nuove” fa sapere il neo segretario. Il nuovo che avanza, insomma. Grande Francesco, auguri di cuore all’ultimo dei Mohicani leghisti. E auguri alla Lega di Busto , ne ha bisogno.

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