“Pronto, è in casa Bubu”? Al telefono c’è Totò, nel film “Totòtruffa ‘62”, in cui si finge ambasciatore del Catonga. Scena imperdibile del grande attore napoletano. Invece di Bubu, due straordinari cialtroni russi, i comici Validimir Kuznetosv e Alexy Stolyarov, hanno chiesto al telefono se “fosse in casa” Giorgia Meloni, presidente del consiglio in quel momento nel suo ufficio di Palazzo Chigi: Giorgia “era in casa” e gliel’hanno passata. Uno scherzo: all’altro capo della cornetta non c’era il presidente dell’Unione Africana, come si era presentato uno dei due, ma un interlocutore farlocco, che ha dialogato per un quarto d’ora con il capo del governo italiano. Giorgia Meloni ha risposto a tutte le domande in inglese (niente a che vedere con l’inglese ridicolo di Matteo Renzi, ricordate?), soffermandosi su temi di portata internazionale, dalla guerra in Ucraina all’immigrazione.
Episodio che data il 18 settembre, venuto alla luce soltanto in questi giorni. Comprensibile il tentativo di coprire la figuraccia, non della Meloni ma di chi le sta vicino e che non ha fatto da filtro; meno comprensibile come sia potuto accadere una cosa del genere alla luce dei rigidi protocolli da rispettare. Al di là dei contenuti della telefonata, che non presentano aspetti sopra le righe, cioè in contraddizione con le riconosciute posizioni dell’Italia sugli argomenti affrontati, restano le considerazioni sulla rete, compresa quella diplomatica, che protegge il presidente del consiglio da agguati di questo genere.
Il duo russo non è nuovo ai colpi bassi telefonici, ne sono rimasti vittime anche l’ex cancelliera tedesca Angela Merkel, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez e l’innavvicinabile presidente turco Erdogan. Soltanto dei burloni? Non è detto, visto che si dilettano ad organizzare gag televisive per prendere in giro l’ucraino Volodymyr Zelensky. Vero che in Russia anche le barzellette sono oggetto di censura e che nessuno può derogare da una certa linea. Però, c’è un però: se sullo sfondo facessero capolino i Servizi?
Il dubbio ci pare legittimo alla luce di inganni telefonici ai massimi livelli, cancellerie superprotette “bucate” come se fossero di burro. Compresa l’ italiana, che, a questo punto, è obbligata a rivedere i programmi di protezione o, quanto meno, a riorganizzare lo staff che se ne occupa. Considerazioni scontate, ma anche doverose, soprattutto in un periodo in cui Giorgia Meloni è costantemente al centro dei riflettori mediatici, e non sempre per sue responsabilità, piuttosto per le dinamiche improvvide di chi le è vicino. Per questo è urgente che, prima di pensare agli “esterni”, la presidente del consiglio cominci a riflettere sulle reali competenze del circo che le sta attorno. Compresa l’affidabilità di qualche suo dichiarato amico.
