di Massimo Lodi
Noi, l’America, gli ucraini, i russi. La guerra, insomma. Tanto per cominciare bisognerebbe suonare il campanello dell’unità nazionale. Momento grave, dibattito aperto, poi soluzione chiusa a qualunque deriva. È nell’interesse del Paese, cui van sacrificati quelli di parte. Una chimera? Sì, però. Però da superare. Basta divisioni tra maggioranza e opposizione, controversie nella minoranza (Schlein e Conte dissonanti), spaccatura nella maggioranza stessa, con Salvini trumputiniano, Tajani di voce flebile, Meloni combattuta fra The Donald e The Defeated, il burbanzoso vincitore e il povero sconfitto dello squallido show alla Casa Bianca.
Lo sconfitto, ecco. Zelensky. Essergli fedeli sino in fondo, mollarlo ex abrupto come vogliono gli Usa? Se ne discute domani, 2 marzo, a Londra, il premier Starmer crede nel possibile rammendo diplomatico dello sbrego yankee. Per porvi mano, prima del mega-incontro con gli altri leader europei avrà un paio di bilaterali. Proprio con Zelensky. Proprio con Meloni.
Meloni cruciale, dunque. Perché da sempre coerente nel sostenere gli aggrediti di Kiev; perché in rapporto amicale col tycoon, che l’ha appena definita “meravigliosa”. Perciò la sua parola varrà più di altre. Come spenderla bene? Starmer è dell’idea che si debba trovare un punto di caduta del negoziato di pace senz’escludere nessuno. Ovvero? Allestendo una forza di peace-keeping dopo la proclamazione del cessate il fuoco; avviando l’operazione Europe Army con l’aumento dei fondi a difesa del Continente così incrociando i desideri americani; evitando any cost il collasso dell’alleanza occidentale. Programma vasto/ardito, e tuttavia l’unico praticabile. Tanto più autorevole in quanto proposto da uno che è formalmente (anche se ormai non più sostanzialmente) fuori dall’Ue. E di operazioni d’Exit se n’intende.
Noi che faremo? Siamo chiamati al realismo. Smettendola di negarci a un transitorio schieramento multinazionale; di rimuovere il progetto della maggior spesa militare; di puntare su accordi bilaterali in funzione anti-dazi invece d’assumere un atteggiamento comune con tutta l’Europa. Il resto sarebbe solo furbizia, ambiguità, doppiezza. Un mood purtroppo/spesso appartenutoci, senz’aver mai dato esiti confortanti sul medio-lungo periodo. Qualche illusione sul breve, poi nebbia. E batoste. Sarebbe così anche stavolta.
E poi, anzi prima, c’è la questione morale. Non la si può/non la si deve ignorare. Ci diciamo favorevoli o contrari agli architetti del caos, ai sovvertitori d’ogni regola che non sia la convenienza egoistica, a chi sottomette i fondamentali della democrazia alla supremazia del denaro? Ci diciamo contrari, non possiamo che dirci contrari. E dunque agire di conseguenza, seguendo lo spirito pratico/visionario che informa Starmer. E gran parte d’Italia. Tipo i governatori delle regioni nordiste, il mondo imprenditoriale, il trasversalismo sociale d’una antica civiltà. Sarebbe sorprendente e tragico se la presidente del Consiglio non ne tenesse conto. Riassumendo in sé la volontà d’una nazione persuasa d’esser tale solo a queste condizioni.
meloni starmer ucraina – MALPENSA24
