Stefania Bardelli, avanti “alla bersagliera”

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Stefania Bardelli

Non potevamo esimerci dal dedicarle un editoriale: a Varese è lei che tiene banco in questo momento negli ambienti politici. Ad accorgersi di Stefania Bardelli, la Bersagliera per proclamazione di un giornalista del Foglio, ci sono anche i media nazionali, che le girano attorno più per curiosità giornalistica che per altri motivi. Anzi, per un solo, possibile motivo: Roberto Vannacci, il Generale che ha nominato la Bersagliera sua referente sotto il Sacro Monte.

Prima a fondare un team vannacciano dedicato al bersagliere varesino Angelo Vidoletti (vedi, a volte, le coincidenze). Prima a sparigliare tra i leghisti della Città Giardino fino al punto da annunciare, alcuni giorni fa, al Corriere della Sera, di essere pronta a formare una lista elettorale con un proprio candidato sindaco, anzi, una candidata sindaco da contrapporre, se non s’è capito male e salvo retromarce, al centrodestra e, quindi, alla Lega. Prima a fare incazzare gli altri team di Vannacci in provincia (“Bardelli non ci rappresenta”). Prima, perlomeno a parole, a differenziarsi dal partito di Matteo Salvini, benché il Generale ne sia addirittura il vice segretario. Prima a sbertucciare il direttivo federale di via Bellerio che ha imposto paletti comportamentali (“Solo attività culturale, non politica”) ai gruppi che si riconoscono in Vannacci. Lei, però, non usa perifrasi: “Io faccio quello che voglio”.

Mica pizza e fichi, tutt’altro. Bersagliera al fronte, ci verrebbe da dire, non solo quando si presenta in tuta mimetica. Un bel caratterino, di quelli che ti mettono, o tentano, di metterti all’angolo. “Alla bersagliera” insomma, tanto per evocare il Fantozzi di Paolo Villaggio nella mitica Coppa Cobram. Per non dire della Lollo di Pane, amore e fantasia, la Bersagliera di cui si innamorò il maresciallo De Sica. Sorvolando infine su altre Bersagliere che non meriterebbero memoria per via della loro disonorevole professione (chiedere a Busto Arsizio) che niente c’azzecca con il merito di quanto andiamo scrivendo.

Digressioni, puro cazzeggio, per tornare alla “nostra” Bersagliera. Giornalista pubblicista, ha lavorato in Rai, a Mediaset, a Sky e per il Milan. Appassionata di sport e di ciclismo, ha scritto un libro su un suo illustre avo: il campione Luigi Ganna, primi decenni del secolo scorso, famoso per i successi e per certe uscite memorabili, come in cima allo Stelvio, dopo una durissima tappa del Giro d’Italia: “Come va, Ganna?”. “E come ‘l gh’adda ‘ndà? Ma brusa ul cuu”.

Buon sangue non mente. Lei, Stefania, di tappe politiche ne ha “vinte” diverse accanto a esponenti politici come addetta stampa, ghostwriter, portavoce, capo dello staff e quant’altro, Ettore Rosato di Italia Viva, Dario Galli della Lega, l’Italia c’è di Gianfranco Librandi, forse i Cinque Stelle. Poi, finalmente, Vannacci, la vannaccizzazione e lo scontro con i leghisti varesini, non proprio gli ultimi della fila; Giorgetti, Fontana, Candiani, il segretario provinciale Cassani e altri che arrivano dritti dritti dagli anni del boom del Carroccio di Umberto Bossi e guardano stupefatti alle metamorfosi identitarie (e alla manovre) in atto.

Soltanto una provocazione? C’è chi pensa che il Generale faccia le prove a Varese di un suo futuro partito nazionale, appoggiandosi alla fedelissima Bardelli, che si muove con la grinta di una pasionaria, fra i lupi della vecchia e nuova politica, senza timore di precipitare dalla sera alla mattina, così come è arrivata sulla scena. Proprio “alla bersagliera”, a passo di corsa, con l’incedere di chi stoicamente va all’attacco. Con un rischio sottointeso: che a furia di correre, alla fine la facciano correre.

Il fronte anti Bardelli: «La Bersagliera non rappresenta i Team Vannacci»

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