Tajani e l’illusione della gonna lunga

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Antonio Tajani, leader di Forza Italia: "rigidamente al centro"

Il ministro Tajani ha ragione. Ha ragione perché ciò che si costruisce, ciò che sa sopportare le stagioni della vita e ci permette di crescere ed evolverci, richiede radici profonde, consapevolezza di chi si è e di ciò che si desidera. Quello che però sbaglia completamente, totalmente, è credere che la capacità di avere radici e ali per attraversare l’esistenza insieme possa essere identificata nell’atteggiamento verso il mondo o nella lunghezza di una gonna. E’ come pensare che il vino migliore sia nella bottiglia più brutta, senza identità, perché “è genuino”, ma noi sappiamo perfettamente che esistano eccellenti vini imbottigliati in gemme di vetro elaborato che colpiscono appena le guardi, in bottiglie con etichette eleganti e ricercate, così come in altre senza alcuna decorazione, tenute sullo scaffale dei contadini che ne producono duecento l’anno, imbottigliate a mano.

“Con una ragazza affascinante è bello sposarsi, ma quella ragazza affascinante che carattere ha? Se ha cambiato più fidanzati, ha mollato il fidanzato, se n’è andata, insomma, è portata un po’ a mettere qualche cornetto – racconta il ministro Antono Tajani parlando durante una intervista di una conversazione avuta con suo figlio – poi c’è un’altra ragazza che è più seria, magari meno appariscente, però è più affidabile, una che sarà una buona madre di famiglia, che manterrà fede all’amore che conferma con il matrimonio. E allora io a mio figlio dico scegli la seconda, perché quella che magari ti può apparire affascinante e poi ti tradisce non va bene. Quella che magari è carina, ma è meno vistosa, però quella è una persona stabile che ti garantisce la stabilità della casa, della famiglia, che sta là. La ragazza seria che magari c’ha le gonne un po’ più lunghe di quell’altra, ecco, io consiglio sempre di scegliere l’affidabile e dare un consiglio”.

In questo pensiero sono racchiusi gli stereotipi non del patriarcato, come ho letto ovunque appena uscita la sua intervista video, ma della totale ignoranza del funzionamento dell’animo umano e della psicologia delle relazioni. Pensare che l’affidabilità appartenga a chi è dimessa, a chi “si nota meno”, e che quindi attenua e svilisce il proprio fascino e femminilità perché “non dia fastidio a qualcuno”, che sia meno “appariscente” ma più “carina”, che non è altro che un modo diverso per dire meno avvenente (mancava aggiungesse “scegli la più simpatica”), in modo che non sia quindi desiderabile agli occhi di altri (e quindi ti lasci vivere più tranquillo), sia garanzia di fedeltà. Come se un golfino più abbottonato, un volto meno attraente, una gonna più lunga, un sorriso più composto, possano essere sinonimo di consapevolezza, di conoscenza di se stessi. No, non ci siamo. Non ci siamo affatto. Una persona diventa affidabile quando ha imparato a conoscersi, e allora è in grado di scegliere la stessa persona ogni giorno, pur avendo costantemente la possibilità di scegliere altro. Altrimenti si chiama bisogno, si chiama scegliere credendo di non avere alternative.

E il ministro poi rincara la dose, parlando di una donna che sappia rimanere sempre “al suo posto, costantemente presente e pronta a rispondere”, che ha a che fare con il mito della figura materna, non con la costruzione di una partnership di vita. Ma anche questo, per altro, non ha nulla a che vedere con l’esuberanza e l’apparenza. Ci sono donne presenti, capaci di scapicollarsi per la persona che amano su un tacco dodici così come calzando un paio di ballerine. Ci sono donne che restano accanto nei momenti peggiori del partner, mentre gestiscono consigli di amministrazione da remoto, e ci sono donne che preparano torte per addolcire la giornata, facendo lo stesso. Tajani fa questo discorso parlando delle donne, ma il discorso è decisamente trasversale. Se a chiedergli un consiglio fosse stata una figlia, cosa avrebbe risposto? Cerca un uomo solido economicamente? Voglio vedere prima il 730? No il belloccio no che è farfallone? Qualcuno può cortesemente ricordare a chi la pensa in questo modo che non siamo più negli anni ‘80? Davvero esiste ancora qualcuno capace di ridurre il senso di una persona alla sua apparenza borghese? Seriamente c’è chi non ha ancora compreso che sia pieno di infelici che si aggirano bruciando tutto quello che hanno intorno, che vivono di sorrisi di grande opportunismo e che non hanno la minima idea di cosa sia la lealtà, indossando una longuette o i mocassini?

La self-confidence, il piacere di piaceri, il modo in cui una persona sceglie di presentarsi nel mondo, che indossi una gonna corta o lunga, pantaloni stretti o larghi, che sia capace di instaurare un contatto con gli altri, non definiscono in alcun modo la sua integrità. Immaginare una donna che coltiva la propria identità, una carriera, una passione, ed esprime sé stessa oltre il ruolo di compagna o di madre, non significa scegliere una figura inaffidabile. Significa essere completa.

Se guardiamo alla cronaca recente e alle vicende pubbliche che hanno riempito i giornali, come la fine del matrimonio tra Francesco Totti e Ilary Blasi, emerge uno snodo culturale chiarissimo. Per ammissione della stessa conduttrice, l’equilibrio ha iniziato a incrinarsi quando, di fronte al ritiro dal calcio del marito, lei ha scelto di non rinunciare alla propria carriera. Ha scelto di non brillare di meno solo perché lui non si sentiva più il re indiscusso del campo e le avrebbe chiesto di fare un passo indietro, che lei ha rifiutato di fare.

Ilary brillava prima e continua a brillare. Qualcun’altra che viveva nell’ombra fino a ieri, guarda caso, oggi danzerà sotto i riflettori. Il resto lo conosciamo. Purtroppo.

È questo il nodo che continuiamo a non sciogliere. I nostri giovani si meritano esempi e narrazioni, sapere tramandato, totalmente diversi. La responsabilità, la consapevolezza, fanno la serenità e la capacità di costruire. E questo va serenamente di pari passo con il desiderio di lasciare un’impronta nel mondo, con un vestito che fa sentire desiderabili o con l’aver sperimentato se stessi incontrando persone diverse, prima di capire chi sia la “casa” da preservare. E soprattutto, insegnare ad amare quando questo significa essere felici quando la persona che abbiamo di fianco brilli di luce propria, contribuendo ad esaltarla, senza pretendere che si spenga o che faccia un passo indietro per non farci ombra.

tajani affidabilità donne – MALPENSA24

 

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