Tassisti di Malpensa come Paolo Panelli

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Bice Valori e Paolo Panelli nella gag del tassista romano

La vicenda raccontata da una passeggera in arrivo a Malpensa e lasciata a piedi in piena notte dal tassista che le ha rifiutata la corsa perché troppo breve e, quindi, per lui poco remunerativa, non è un inedito. Di storie simili trabocca la cronaca degli ultimi anni e si inserisce nella più vasta questione della categoria in lotta con gli abusivi e con i colleghi di Uber e degli Ncc, i concorrenti che “rubano” clienti ai conducenti delle auto bianche.

Questione irrisolta benché vi abbia messo mano il governo in scia alle numerose proteste, agli scioperi, ai blocchi stradali e nel tentativo di trovare una soluzione definitiva. Che non c’è ancora anche per una ragione sottesa che rimanda alla politica, a quei partiti che un po’ciurlano nel manico e tengono bordone agli stessi tassisti per non perdere il loro eventuale consenso elettorale. E la tirano in lungo, come nel caso dei balneari, un’altra categoria che “paga” coi voti l’affiancamento di certa politica per i problemi gestionali generati dalla direttiva Bolkestein per le concessioni.

Scenari di respiro nazionale, che chiamano in causa percorsi normativi da chiarire e da applicare senza se e senza ma. Se non fosse che nel nostro Paese certe situazioni restano così come sono, irrisolte, per convenienza, per interessi particolari, perché è meglio che nulla cambi in modo da evitare rivoluzioni settoriali (ricordate il caos per le quote latte?). Doveroso però sottolineare che la disavventura della passeggera di Malpensa rientra di striscio nelle rivendicazioni complessive della categoria, ha un’altra genesi, da ricercare negli scatti del tassametro: pochi se dallo scalo della brughiera si va a Gallarate o a Varese ma non a Milano. Per il capoluogo la corsa costa 114 euro, tariffa imposta dalla Regione. Una quarantina i chilometri da percorrere, poco più di un quarto per raggiungere Busto Arsizio. Facile fare i conti.

Malpensa e Orio al Serio. Nello scalo orobico ha sollevato parecchie polemiche la recente vicenda dei due manager australiani appena atterrati che hanno dovuto aspettare otto taxi, mentre altri clienti li superavano, per trovare un tassista disponibile a portarli a Treviolo e non a Milano. La domanda sorge spontanea: un tassista può rifiutare una corsa? La risposta è no. I taxi svolgono un servizio pubblico e in quanto tale il servizio è obbligatorio. In Lombardia le norme sono dettate dalla Regione che recitano testualmente: “I conducenti delle auto pubbliche da piazza hanno l’obbligo di aderire alla richiesta di trasporto da parte di qualsiasi utente”.  Basterebbe questo per spegnere qualunque rivendicazione tariffaria. Ma siamo sempre lì. Il problema è di natura commerciale, contano i danèe, come sempre come in ogni cosa.

A noi viene alla mente un divertente e esemplificativo sketch in Tv di una cinquantina d’anni fa, con il grande Paolo Panelli e Bice Valori, in cui Panelli interpretava un tassista romano e Valori una cliente che gli chiedeva di portarla in via Piccolomini. La gag, che denunciava già allora un malcostume, si basava sull’insistenza della cliente e sulla riluttanza del tassista che cercava di convincerla a cambiare destinazione, offrendo percorsi alternativi (“Passiamo dalla Garbatella”) per evitare pochi scatti del tassametro. Morale: cambiano i tempi ma non le abitudini degli italiani. Meglio ancora se sono cattive abitudini, che però non fanno ridere.

Corsa rifiutata a Malpensa, i tassisti di Gallarate: «Scorretto. Prendiamo le distanze»

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