di Ivanoe Pellerin
Cari amici vicini e lontani, a leggere i giornali del 25 giugno si traggono alcune conclusioni: la guerra (cosiddetta) “dei 12 giorni” è finita ed è stata vinta dall’Iran e il presidente Trump, piuttosto irritato, si è lasciato andare ad una volgarità un po’ “forte”. Inoltre le stesse fonti sostengono che Khamenei si è rafforzato e che il programma nucleare iraniano è stato ritardato solo di pochi mesi. Alcuni godono visibilmente ritenendo che due Stati, gli USA e Israele, abbiano fatto una guerra inutile, non abbiano ottenuto nulla e soprattutto non abbiano cambiato nulla nello scenario mediorientale. L’ineffabile Orsini afferma che 44 ore di B2 che costano 2 mld l’uno con bombe GBU-57 di profondità e tutto l’arsenale e i ripetuti raid israeliani non sono serviti assolutamente a nulla e Cecilia Sala dice a Teheran ci sono più rave che non a Roma (sic).
Per fortuna la realtà è molto diversa. Si può leggere sul Corriere della Sera del 25 giugno l’intervista al generale David Petraeus (che ne sa certamente meno delle fonti accennate), quello che ha comandato l’esercito USA nella guerra in Iraq dal febbraio 2007 al settembre 2008, dove afferma che “L’Iran e le sue milizie per procura, l’Hezbollah libanese e Hamas sono drammaticamente indeboliti. E la Siria non è più un alleato. Il danno al programma nucleare dell’Iran, alle sue forze di sicurezza e alla leadership, alle sue difese aeree balistiche, alla sua riserva di missili e lanciamissili ha notevolmente ridotto le capacità iraniane per l’immediato futuro. Insomma le azioni intraprese hanno cambiato il Medioriente.”
Anche l’ottimo Travaglio sostiene che questa guerra è stata vinta dall’Iran e che Netanyahu ha perso poiché non è riuscito a rovesciare il regime iraniano né a fermare il programma nucleare. La prova di questo sono quegli autobus che sono stati visti lasciare il sito di Fordow con botti di acciaio colme di 400 Kg di uranio arricchito. Ma secondo voi se sono riusciti a vedere questi 400 Kg che lasciano la zona A per la zona B, non hanno finalmente scoperto la base ultrasegreta che gli ispettori dell’Autorità Internazionale per l’Energia Atomica (ed i servizi segreti) cercavano invano da anni? Edward Luttwak sostiene che sia stata una straordinaria operazione di intelligence. Sottolineo poi che l’uranio altamente arricchito non produce automaticamente una bomba se non attraverso le molteplici attività di complesse attrezzature. L’incognita rimasta è solo se il bombardamento americano di Natanz sia riuscito a mettere fuori uso gli impianti di centrifugazione e se i missili da crociera lanciati dal sottomarino siano riusciti da distruggere l’impianto di Isfahan già bombardato dall’aviazione israeliana. Persino Ian Bremmer, noto politologo anti-trumpiano che aveva criticato il bombardamento americano, ha affermato il 26 giugno che quell’azzardo ha dato i suoi frutti.
Questa guerra ha davvero dei risvolti piuttosto strani. Secondo Luttwak, Israele avrebbe evitato un facile attacco al terminale sull’isola di Kharg per consentire all’Iran di mantenere un buon comportamento con i suoi vicini nel golfo Persico. Infatti quel lembo di mare ha un fondale così poco profondo che le grandi petroliere non possono avvicinarsi alla costa e devono imbarcare il petrolio in terminali offshore. In cambio l’Iran si è trattenuto dall’attaccare in qualsiasi modo gli Emirati Arabi Uniti e il gigantesco terminale petrolifero di Ras Tanura dell’Arabia Saudita dove ogni giorno vengono caricati otto mln di barili. Dietro il sipario bellico accadono faccende davvero curiose.
Il regime degli ayatollah è uno dei più feroci e sanguinari sullo scenario mondiale e la cronaca ha confermato un numero imprecisato di esecuzioni subito prima dell’attacco israeliano. Poi da Evin, la famigerata prigione del regime, costruita ai tempi dello Scià, sono stati trasferiti gran parte dei 15.000 prigionieri politici dopo il simbolico bombardamento israeliano del portone d’ingresso. La decapitazione dei vertici militari che, poco prima dell’attacco, hanno ricevuto sul telefono di casa un messaggio dal Mossad del tipo: “Hai 12 ore per sparire” (un’altra incredibile attività dell’intelligence israeliana), ha colpito soprattutto la vecchia guardia fedele a Khamenei per isolarlo e favorire la fazione dei pasdaran che vorrebbe una repubblica presidenziale con gli ayatollah relegati ad un ruolo simbolico.
È molto chiaro che un cambio di regime non si fa con le bombe né con i messaggi telefonici. A questo proposito Petraeus commenta: “Ci sono molte lezioni da trarre dall’Irak. … Gli ayatollah devono stare attenti al rischio che gli elementi curdi, turkmeni, azeri, belluci all’interno del paese cerchino di unirsi con i gruppi fuori dal Paese…. Ora il regime è indebolito ma se negozia non cadrà”
Con molta ragionevolezza il cardinale Pizzaballa dice che la vera pace si potrà avere soltanto quando “si potrà affrontare la questione palestinese”. Ciò è fuor di dubbio ma questo viene da molto lontano, almeno dal 1948 quando gli arabi rifiutarono la partizione. Domenica scorsa a Damasco ci sono stati trenta morti di cristiani ammazzati dall’Isis. Non ne parla nessuno. Non è la prima volta che succede nell’ottima Siria dove davvero c’è stato un cambio di regime, del quale peraltro alcun governo occidentale si è lamentato. Davvero un bel cambio, via il perfido Assad e avanti al Qaeda in giacca e cravatta. A questo il cardinale Pizzaballa risponde che ciò è successo a causa di anni di indottrinamento estremista. Allora sarebbe ancora colpa di Assad? E aggiunge che occorre evitare da parte nostra di “cedere alla narrativa dello scontro religioso.” Allora è ancora nostro il problema dello scontro? Non ci posso credere. Noi giustamente ci indigniamo per tutte le morti che avvengono a Gaza ma proprio oggi leggo che in Sudan con l’ennesima carestia, con le ennesime stragi della guerra civile sono morte 300.000 persone e ci sono 14 mln di sfollati.
Cari amici vicini e lontani, quest’epoca è contrassegnata da una disinvolta informazione, quasi sempre di parte, condizionata dall’interpretazione e non dall’evidenza, che mette in risalto alcuni orrori e massacri ma che ci tiene lontano da altri disastri che non appaiono interessanti soprattutto quando l’Occidente non può essere coinvolto né accusato. Gli antichi dicevano: mala tempora currunt, ma non preoccupatevi, ha vinto l’Iran degli ayatollah.
