di Claudio Ghisalberti
VARESE – A memoria è forse la prima corsa sospesa per motivi di sicurezza. Ieri la Tre Valli Varesine è stata fermata, su richiesta dei corridori con Tadej Pogacar in testa, per “le strade allagate”. Ma cosa è successo in realtà? Si poteva correre o no?
Partiamo rispondendo a questa domanda? Sì, si poteva correre. Anzi si doveva correre. e spieghiamo perché.
Le donne, che hanno corso su un percorso più breve ma sullo stesso circuito, hanno gareggiato regolarmente e sono arrivate sotto una pioggia torrenziale. Problemi di sicurezza loro non ne hanno riscontrati. Nella gara maschile i corridori in fuga hanno completato un giro in più del gruppo che, al secondo passaggio dal traguardo in via Sacco a Varese, si è fermato. E anche loro, ovvero i fuggitivi, problemi di sicurezza non ne hanno riscontrati.
Pogacar, “il ciuffettino tanto perbenino” si è fatto portavoce dei colleghi e ha spiegato che “le strade erano allagate, soprattutto nell’ultima discesa del circuito non si vedeva l’asfalto per la tanta acqua e questo comportava un rischio sicurezza per i corridori”. La parte definiamola “allagata” era però lunga meno di 20 metri, facilmente superabile con un po’ di accortezza e l’uso dei freni che, fino a prova contraria, sulle bici ci sono ancora. L‘iridato ha usato anche un sottile ricatto morale dicendo che, proseguendo nella gara, si sarebbe corso il rischio di un’altra caduta come quella che a Zurigo è costata la vita alla giovane svizzera Muriel Furrer. A quel punto Renzo OIdani, a capo della Sc Binda ovvero la società organizzatrice, era spalle al muro.
Il paradosso è che quando attorno alle 14 il gruppo si è fermato su Varese ha smesso di piovere. Pogacar ha spiegato che il problema non è stata la pioggia, ma l’acqua sull’asfalto. Peccato che alcuni suoi colleghi si sono appellati al fatto che alle 16 era “prevista un’altra bomba d’acqua”. Perché ora non piove più, non ci sono acquazzoni o forti piogge. No, ora bisogna omologarsi e parlare sempre di “bombe d’acqua”.
E allora cos’è successo davvero martedì? Sulla Tre valli si sono sommate negativamente una serie di cause. Molti diesse e corridori già non volevano prendere il via. Il tam tam suonava già da giorni. Non volevano correre per non correre il rischio di incappare in qualche malanno o caduta in vista del Lombardia di sabato. Perché è pur vero che facendo ieri meno di 60 chilometri oggi avrebbero dovuto allenarsi di più. Ma ieri pioveva mentre per oggi era previsto sole. Cambia. Poi c’erano squadre che non volevano correre per difendere la loro posizione nel ranking mondiale, altre che volevano correre per andare a caccia di punti.
Molti corridori dopo lo stop, circa due ore dopo il via, tremavano dal freddo. Ma ieri la temperatura non era fredda, oscillava tra i 14 e i 15 gradi. Poi hanno materiali tecnici con protezione straordinaria contro gli agenti atmosferici. Il problema è che questi atleti sono di una magrezza esasperata e innaturale. Inoltre, come si dice in gergo, “finiti” da una stagione estenuante.
Poi c’è un aspetto che potremmo definire “politico”. In un gruppo con sempre meno italiani le nostre corse hanno un’importanza sempre più relativa. Per assurdo, pensando alla sicurezza la Roubaix andrebbe abolita. Invece viene corsa anche con la neve o una spanna di fango. In Belgio o in Francia nessuno si sognerebbe mai di annullare una gara nelle condizioni di ieri. Ma ieri, oltre al danno all’organizzazione, è stato fatto un danno anche alle squadre e ai corridori di seconda fascia. Per loro la Tre Valli poteva essere un’occasione per mettersi in mostra. Invece hanno piegato le orecchie dietro il nuovo boss del ciclismo.
