VARESE – «Troppi contratti pirata nel Varesotto». È questa la denuncia di Confcommercio e Fipe, che – a partire da un’indagine nazionale realizzata da Fipe e Adapt – rilevano l’utilizzo di contratti collettivi «anomali» nel settore terziario, nel turismo e negli esercizi pubblici.
A sfavore di imprese e lavoratori
«Non si può più tacere di fronte a una situazione che penalizza le imprese corrette e schiaccia i lavoratori», commenta senza giri di parole Rudy Collini, presidente di Confcommercio Uniascom provincia di Varese. «Questi contratti pirata inquinano il mercato, alimentano concorrenza sleale e mettono in ginocchio il sistema economico locale». Per queste ragioni, «È giunto il momento di pretendere controlli più efficaci e regole certe: un contratto collettivo nazionale deve essere firmato da chi davvero rappresenta le imprese e i lavoratori del settore». Il fenomeno, dunque, non andrebbe secondo Collini soltanto a ledere i diritti dei dipendenti; ma minerebbe anche la sopravvivenze delle «imprese serie», incapaci di sostenere la competizione di chi «risparmia artificialmente sul costo del lavoro».
Gli esercizi pubblici
Secondo i dati nazionali, la distorsione sarebbe particolarmente evidente nel settore della ristorazione e degli esercizi pubblici. Qui «coesistono oltre 40 contratti collettivi, alcuni dei quali prevedono retribuzioni più basse, l’assenza di quattordicesima, meno ore di formazione, coperture ridotte in caso di malattia e assenza di garanzie fondamentali».
E Giordano Ferrarese, presidente di Fipe Confcommercio provincia di Varese, puntualizza: «Nel nostro settore si registrano le situazioni più paradossali. Un barista assunto con un contratto firmato da una sigla minoritaria può trovarsi con uno stipendio inferiore anche di 250 euro al mese a quello previsto dal Ccnl Fipe».
Rispettare le regole
Confcommercio e Fipe provinciali ribadiscono come il contrasto al dumping contrattuale passi da controlli più efficaci, riconoscibilità formale dei contratti sottoscritti da sigle realmente rappresentative e da un’alleanza tra istituzioni, imprese corrette e lavoratori consapevoli. In provincia di Varese, dove le Pmi costituiscono gran parte del tessuto imprenditoriale, «L’utilizzo di contratti anomali da parte di realtà esterne rischia di minare la competitività locale e disincentivare l’ingresso dei giovani nel settore». E Collini conclude: «Quello che denunciamo è un sistema che premia chi non rispetta le regole e mette in difficoltà chi le applica. Servono regolare chiare sulla rappresentanza sindacale per fermare i contratti pirata».
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