Turbigo, le opposizioni difendono la moschea: «Dalla giunta solo propaganda»

TURBIGO – Si infiamma a Turbigo la polemica politica sulla moschea. Le opposizioni invocano «trasparenza e un approccio unitario» nella convinzione che «questioni così delicate non si affrontano con il muro contro muro, ma con responsabilità, trasparenza e rispetto delle regole. Nonostante sia una vicenda che si trascina da oltre un anno – commentano SìAmo Turbigo, Pd, M5s, Si e Avs – come opposizione non siamo mai stati informati di nulla. Per questo motivo, abbiamo depositato un accesso agli atti per fare piena luce sui passaggi formali.

«L’approccio puramente ostativo della maggioranza consiliare non sta portando soluzioni, ma ha già prodotto un conto salato: 5.000 euro di spese legali pagate con i soldi di tutta la cittadinanza. Vista l’importanza della posta in gioco per il futuro e la serenità del nostro paese, abbiamo promosso un confronto unitario con tutte le forze del territorio turbighese che non condividono la linea di scontro sorda adottata da chi governa. ​Turbigo merita un’amministrazione che governi i processi con intelligenza urbanistica e senso delle istituzioni, non con propaganda a spese dei cittadini».

«Le richieste dei cittadini meritano attenzione»

Come disposto dal Tar, il Comune ha tempo fino al 16 settembre per depositare le proprie difese in merito alla mancata risposta all’associazione islamica che chiedeva un luogo di culto. Da qui lo slogan adottato dalle minoranze secondo cui il sindaco Fabrizio Allevi è stato “rimandato a settembre”. «A nostro avviso – aggiungono le minoranze – un sindaco dovrebbe dedicare anzitutto tempo e attenzione alle richieste dei cittadini e delle associazioni, garantendo risposte puntuali, motivate e nei termini previsti dalla legge. La comunicazione istituzionale e la presenza sui social possono essere strumenti utili, ma non dovrebbero mai prevalere sull’ascolto del territorio e sulla qualità dell’azione amministrativa».

Islamici: «Mai chiesto uno spazio gratuito»

Nei giorni scorsi l’associazione Essa ha precisato di chiedere, in rappresentanza di una comunità composta da più di 400 persone «in larga parte cittadine e cittadini italiani, residenti da venti o trent’anni, che contribuiscono quotidianamente alla vita economica e sociale della città», esclusivamente l’esercizio di un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione: «la libertà di professare la propria fede in un luogo idoneo e dignitoso. Non abbiamo mai preteso un immobile né l’utilizzo di risorse a titolo gratuito».

Come ha spiegato l’avvocato Luca Bauccio che tutela gli interessi dell’associazione islamica turbighese, questa «è pronta a finanziare interamente e a proprie spese la realizzazione del luogo di culto nel totale rispetto della legge urbanistica. Chiediamo unicamente al Comune di adempiere al proprio dovere pianificatorio, individuando un’area conforme dal punto di vista destinativo. Ci auguriamo che l’amministrazione comunale voglia recepire l’indicazione dei giudici amministrativi in uno spirito di leale collaborazione istituzionale. Da parte nostra ribadiamo la piena disponibilità al dialogo e al confronto, nel rispetto delle leggi del Paese e della dignità di tutti i residenti di Turbigo».

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