TURBIGO – Dal 1 maggio al 12 giugno 1945, Trieste rimase sotto l’occupazione jugoslavo-comunista, prima di passare al controllo degli Alleati e, solo nel 1954, tornare all’Italia. In questo periodo, il bilancio fu di diciassettemila arrestati, seimila internati nei campi sloveni e croati, tremila persone gettate nella Foiba di Basovizza (tra loro, anche il finanziere cuggionese Stefano Castiglioni) e – nel 1953 – sei fucilati da parte degli inglesi. Per ricordare un momento buio della storia italiana, si è tenuta a Turbigo – venerdì 21 febbraio – la conferenza Trieste 1945 – 1954. Dall’occupazione al ritorno alla Patria. Relatore principale è stato Marco Zacchera, ex parlamentare e tra i promotori della legge istitutiva del Giorno del Ricordo.
Il ricordo di Zacchera
L’intervento di Zacchera ha messo in luce le complessità di una città che «pur culturalmente emblema dell’italianità, inevitabilmente risentiva delle implicazioni della collocazione geografica di crocevia di tre realtà: italiana, slava e germanica». Un contesto di costante attacco all’appartenenza nazionale, che ha visto diverse esperienze di resistenza. «Nella mia attività giornalistica e di divulgatore storico mi sono imbattuto in reduci della Repubblica Sociale che non vollero arruolarsi per prendere parte alla repressione anti-partigiana, ma per essere inviati come volontari sul confine orientale a contrastare l’avanzata jugoslava in difesa dell’italianità», ha ricordato Zacchera. «A guerra finita, nonostante questi reparti non facessero parte di alcuna formazione di polizia politica, vennero massacrati e trucidati dai titini in barba a qualunque legge. Come il caso dei bersaglieri del Battaglione Mussolini, nel maggio 1945 ammassati nella grotta di Tolmino e poi uccisi con un’esplosione che li ha seppelliti per sempre». Un ricordo, quello di Zacchera, che si è concluso con un appello: «visitate Trieste, e trovate un momento per omaggiare quei soldati che l’hanno difesa».
La serata
A precedere l’inizio della serata sono stati i saluti dell’assessore Andrea Azzolin, del consigliere regionale Christian Garavaglia e dell’assessore alla Sicurezza del Comune di Castano Primo, Carlo Iannantuono. A chiudere la conferenza – organizzata dal Comitato 10 Febbraio in collaborazione con l’Associazione Nazionale Volontari di Guerra, l’Associazione Memento e l’Associazione Amici degli Esuli Giuliani Dalmati – gli interventi di Gabriele Pagliuzzi, presidente milanese di Assoarma, che ha parlato «della necessità di iniziativa che superino le strumentali contrapposizioni ideologiche in nome del comune sentimento di amor di Patria che animò reparti della RSI e della Resistenza», e dell’esule capodistriano Mario Debernardi, autore del libro Dietro la sbarra la libertà. La mia vita nella terra dei tre padroni.
Giorno del Ricordo, un ponte tra Varese e Trieste. «Gli esuli volevano essere liberi»
