Ucraina, l’invasione ribaltata

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Sono passati tre anni da quel 24 febbraio 2022, giorno dell’invasione russa in Ucraina. Il tributo di vite umane è purtroppo noto, così come le conseguenze sulle popolazioni che vivono nei teatri di guerra e non solo. Sappiamo tutto, eppure non sappiamo niente. Ci parlano di pace, ma truccano la verità. E non sono banali falsità diffuse da Mosca, come è facile accada e come è spesso accaduto in questi mesi. E’ il principale alleato di Kiev che oggi ci racconta un’altra storia, che il conflitto l’ha voluto Zelensky, e Putin è l’aggredito. Un ribaltamento di fatti e circostanze che Donald Trump spaccia come fattori scatenanti della crisi ucraina.

C’è da restare allibiti, siamo allibiti di fronte alla spudoratezza del capovolgimento di quanto è realmente accaduto. Perché il nuovo “padrone” degli Stati Uniti e, nelle sue intenzioni, dell’intero globo terracqueo, abbia deciso di modificare la storia è oggetto di più approfondite analisi degli esperti di geopolitica e di faccende economiche internazionali. Trump, è vero, le spara grosse, ma con metodo. E se accusa il presidente ucraino di essere inviso al suo popolo, di non avere carte in mano per trattare il cessate il fuoco; se taglia fuori l’Europa dal confronto definendola – lo dice lui! – antidemocratica, lo fa con precise intenzioni egemoniche, con l’idea di mettersi d’accordo con il Cremlino per sfruttare tutto ciò che c’è di sfruttabile (terre rare) in Ucraina, determinando nel contempo un diverso ordine mondiale.

Il suo è un concetto commerciale della politica. Non bisogna essere degli scienziati per saperlo. Il punto è anche questo, riguarda soprattutto coloro i quali, qui in Italia, per convinzioni o per opportunismo politico, hanno sempre considerata sbagliata la resistenza ucraina, invocando fin da subito trattative con la Russia. Così che l’attuale atteggiamento americano rafforzi le loro convinzioni, rigettando di sana pianta il ricorso alle armi: Fermiamo i carri armati” è il loro slogan. Che poi è lo slogan di tutti: nessuno è, o dovrebbe essere, per principio un guerrafondaio. Ci mancherebbe. Ma questo non ci obbliga alla resa incondizionata quando si è aggrediti. Soprattutto se ad aggredire è una nazione con mire espansionistiche, persino a costo di vite umane, di sopraffazioni, di crimini contro l’umanità (guai a dimenticare Bucha).

Non prendiamoci in giro: la difesa ucraina ha un alto valore simbolico per tutti noi, per l’Occidente, per l’Europa, per il vecchio continente che promulga leggi sulle misure dei cetrioli e non trova una politica comune su ben altri argomenti. Anche se il conflitto ucraino l’ha in qualche modo risvegliata, costringendola all’unità di intenti, a dispetto della probabilissima sconfitta sul campo per lo strapotere bellico russo. Benché una qualunque sconfitta, soprattutto in questo caso, non debba significare sottomissione, remissività davanti alla prepotenza. La pace, come si usa dire, deve essere giusta. In ballo c’è il futuro di tutti noi, nonostante i signori Donald Trump e Vladimir Putin.

Tre anni di guerra. La comunità ucraina del Varesotto scende in piazza a Cardano

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