Un Parlamento di “clientes”

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di Luigi Patrini

Chi è impegnato in politica è troppo preoccupato di “apparire”: lo si capisce dalla evidente dipendenza dai sondaggi d’opinione, della cui credibilità è sempre più lecito dubitare, visto che spesso sono manipolati proprio per rifilare al popolo elettore un “apparire” predeterminato da chi li commissiona, e lo si capisce anche dall’affannosa ricerca di ricevere tanti “like” da parte di chi guarda ai suoi possibili elettori più come a consumatori da convincere ad acquistare un certo prodotto, piuttosto che come a persone con le quali dialogare per risolvere in modo adeguato i loro problemi.

La “serietà” dei partiti si può misurare dal modo con cui propongono le leggi elettorali, fatte troppo spesso non per tenere conto delle due esigenze fondamentali di assicurare la rappresentatività del Parlamento rispetto al corpo elettorale e di assicurare la governabilità, quanto piuttosto per realizzare immaginati vantaggi elettorali per il proprio partito. E allora si fa una legge elettorale nuova e, appena fatta, dimenticando che l’ottimo è nemico del bene, si cerca di inventarne una …”migliore”!

La nostra Costituzione non prevede – di diritto esplicito – il metodo maggioritario o proporzionale; tuttavia il riconoscimento dei diritti della persona enunciati nella sua prima parte, porta inevitabilmente a esaltare il valore di ciascuna Persona ed il suo ruolo, perciò deve esserci nel legislatore la seria preoccupazione di rispettare il più possibile il pluralismo presente nella nostra società. E’ giusto perciò, secondo me, che la Corte Costituzionale abbia dichiarato inammissibile la proposta della Lega di avere una legge maggioritaria secca, del tipo di quella inglese: appare giusto dunque riconoscere un premio di maggioranza a chi prende più voti, ma si deve farlo con equilibrio e misura. Il “proporzionale” puro sarebbe l’ideale, ma è utopistico pensare che funzioni; meglio un punto di mediazione, un sistema in parte proporzionale con premio di maggioranza. Già De Gasperi lo aveva capito quando sostenne la legge 148/1953, che assicurava un premio alla lista o alle liste collegate (che dovevano dichiararsi tali prima del voto) purché avessero ottenuto il 50,01 % di voti alla Camera: hai la maggioranza assoluta dei voti? Bene: hai un premio di maggioranza! Sei sotto la soglia? Niente premio!

Quella legge (che la sinistra battezzò “legge truffa” in ricordo della Legge Acerbo del 1923) purtroppo non entrò in vigore solo per una piccola “manciata” di voti. Peccato, perché gli eventi successivi sarebbero stati diversi: peccato, ma …è andata così!

Oggi sarebbe più “realistico” lasciare il proporzionale con una soglia di sbarramento sul 3-4%, come prevede la legge elettorale tedesca: si favorirebbe l’aggregazione (sempre da dichiarare preventivamente) delle forze politiche e si eviterebbe la dispersione di voti. Rimane comunque indispensabile introdurre nuovamente la possibilità che l’elettore possa scegliere il candidato esprimendo preferenze nominali, evitando cioè liste bloccate: chi viene eletto deve essere scelto dal popolo. Le “primarie” possono essere utili, ma solo se regolate da una legge del Parlamento, trasparente e valida per tutti i partiti.

Il vero problema, però, è che scatti una sorta di “moralità” nelle forze politiche: la moralità, in questo caso, consiste nell’avere coscienza che i politici veri “appartengono al Popolo”: devono essere persone competenti, non “clientes” a servizio del segretario del partito, disposti sempre ad obbedire per non perdere il posto in lista!

Il “porcellum” era proporzionale con premio di maggioranza e liste bloccate ed ha disciplinato le elezioni di Camera e Senato nel 2006, 2008 e 2013. Fu dichiarato incostituzionale nel 2014 sia per il premio di maggioranza, concesso al 40% di suffragi ottenuti (e non al 50,01%!) e per aver abolito la possibilità di esprimere le preferenze, Nel 2017 fu bocciato anche l’Italicum, per ragioni analoghe.

Ma chi governa oggi da cosa è legittimato a governarci? Se i Parlamenti eletti nel 2006, 2008 e 2013 (ma anche quello eletto nel 2018!) sono stati eletti sulla base di leggi incostituzionali sono abusivi e altrettanto lo sono i Presidenti della Repubblica che essi hanno eletto e la stessa Corte Costituzionale, espressione essa stessa in parte di quei Parlamenti.

Un po’ di ordine dovrebbe essere fatto… Senza che nessuno proclami il ritorno ad una Monarchia, che la nostra Costituzione saggiamente esclude all’ultimo articolo, il n. 139: “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”.

Tutti a casa! E poi? Come è difficile riparare il motore di un aereo mentre è in volo! W l’Italia! W la Repubblica!

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