CASTELVECCANA – Un pesce vissuto 240 milioni di anni fa porta il nome del Verbano. C’è anche il Placopleurus verbanensini fra le cinque nuove specie di pesci fossili descritte dal team internazionale di paleontologi guidato dal professor Andrea Tintori. Fra gli studiosi, anche il luinese Massimiliano Andreetti che – ormai vent’anni fa – aveva raccolto gli esemplari nei i monti di Castelveccana.
La nuova specie
Il Placopleurus verbanensini è un neopterigio basale, un piccolo pesce che, generalmente, non superava i 10 centimetri di lunghezza. Nonostante le dimensioni ridotte, però, gli esemplari fossili presentano un ottimo stato di conservazione.
Al tempo di questa specie, nel Triassico Medio, la Lombardia occidentale era occupata da un caldo mare tropicale, con un paesaggio marino caratterizzato da grandi piattaforme carbonatiche, lagune e bacini popolati da pesci e rettili marini. Un antico sistema di cui facevano parte anche le aree della Valcuvia e dalla Valtravaglia, a ovest del Monte San Giorgio. In particolare, la zona era una laguna che, nelle sue parti più profonde, presentava fondali privi di ossigeno, condizione che ha favorito la straordinaria conservazione degli organismi.
L’identificazione
Negli anni, esemplari di Placopleurus sono stati trovati sul Monte San Giorgio (al confine fra Italia e Svizzera), ma anche in Cina. Una distribuzione che testimonia la capacità di questi piccoli pesci di diffondersi in diversi ambienti marini. Fra le caratteristiche peculiari del genere, rientra la disposizione delle scaglie sui fianchi, organizzata per la prima volta in tre file. Un elemento anatomico che distingue le diverse specie, e che ha quindi avuto un ruolo importante nell’identificazione dei nuovi esemplari.
La storia paleontologica del Varesotto
La scoperta di Placopleurus verbanensini aggiunge un nuovo tassello alla conoscenza della storia geologica e paleontologica Varesotto. Se il Monte San Giorgio rappresenta il sito più noto e prestigioso dell’area, i nuovi studi dimostrano come il patrimonio paleontologico della provincia sia molto più ampio. La nuova specie proveniente da Castelveccanam infatti, racconta di quanto ancora resti da scoprire: fossili raccolti decenni fa possono conservare informazioni scientifiche di grande valore, che nuove ricerche e moderne interpretazioni sono in grado di portare alla luce. La ricerca (Consultabile a questo link) rientra nel progetto di Davide Conedera, dottorando dell’Università di Padova, e prende avvio dai ritrovamenti effettuati sul Monte Civetta dal professor Tintori.
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