GALLARATE – Una pizzeria al posto di una storica farmacia, la Dahò, ospitata, fino ad un paio di anni fa, nella centralissima piazza Garibaldi di Gallarate. Locali con un passato glorioso, testimoni degli avvenimenti risorgimentali che videro protagonisti cospiratori locali contro l’Impero Asburgico. Erano guidati da personaggi emblematici del patriottismo gallaratese, il farmacista Giuseppe Castelli e suo fratello Pompeo. Dire che quel luogo ha valore simbolico, non solo per l’intera città, è dire poco.
Occasione di lavoro per autistici
Da ieri, 3 aprile, vengono invece servite pizze margherita e quattro stagioni. Bisognerebbe fermarsi qui, per via della valenza sociale dell’iniziativa: il nuovo locale verrà gestito dalla cooperativa Mondi Connessi, che offre lavoro a ragazzi con disturbo dello spettro autistico. Punto. Ma anche no, perché al di là dell’iniziativa in sé, dell’importanza che riveste sul versante dell’accoglienza e dell’opportunità di inserimento sociale e lavorativo per persone fragili, rimane la scelta di un luogo che avrebbe potuto, fors’anche che avrebbe dovuto, essere salvaguardato appunto sotto il profilo storico.
Colpo di spugna sulla storia
Non sappiamo, né a questo punto ci interessa saperlo, come si sia arrivati alla decisione di destinarlo alla ristorazione, né si conoscono gli eventi di natura privata che hanno determinato lo smantellamento della Dahò, con i suoi straordinari arredi di un tempo, con quell’atmosfera così particolare e suggestiva che rimandavano, appena entrati, a ben altre epoche, a ben altri preparati farmaceutici, a suggerimenti e dialoghi, incontri e racconti. Non lo sappiamo. Sappiamo invece del disinteresse generale, soprattutto quello della parte pubblica, per il colpo di spugna su un pezzo di storia cittadina.
Valore simbolico
Non è il primo, non sarà nemmeno l’ultimo. Ci diranno che non si poteva intervenire sulle scelte dei proprietari, vero. Ma nemmeno si può sempre ignorare alcune particolari questioni che riguardano la memoria collettiva di una città. Diceva Massimo Palazzi, che è stato assessore, e presiede la Società Gallaratese degli Studi Patri. “Da quasi duecento anni la farmacia di piazza Garibaldi costituiva un elemento simbolico per la storia cittadina e anche per la rilevanza di Gallarate nel contesto delle vicende risorgimentali dell’intera nazione”. Ergo, occoreva intervenire. E per la pizzeria a scopo sociale si poteva trovare un’altra sistemazione: Gallarate ne offre in grande quantità, tra negozi dismessi e spazi vuoti.
Ora, a cosa fatta, l’unica consolazione è l’uso a cui è deputata l’ex farmacia. In scia a una tendenza però per nulla esaltante circa la trasformazione del centro storico, sempre più indirizzato verso il cosiddetto food, pizzerie, ristoranti, bar, locali per la movida. Insomma, la città rischia di diventare un divertimentificio, affrancato dal suo passato, dalla sua storia, dalle sue radici. E questo, nonostante i progetti commendevoli come quello della Mondi Connessi, non depone favorevolmente per il futuro. E’ una questione di sensibilità culturale in senso lato e in senso amministrativo. Il vicesindaco Rocco Longobardi rilascia dichiarazioni in cui si dice orgoglioso per quanto accade con la nuova apertura in piazza Garibaldi. Ma in città c’è anche chi ne prende atto con malcelato disappunto per l’ampio patrimonio che va disperdendosi sotto i colpi dell’indifferenza.
Gallarate a Domenica In: nell’ex Farmacia Dahò una pizzeria con ragazzi autistici
