Il nome, Cacciatori delle Alpi, evoca storiche imprese garibaldine. Nell’attualità sono i carabinieri che hanno preso possesso di Cascina Malpensa per insediarvi un presidio dei “Cacciatori”, conosciuti anche come Baschi Rossi, con funzioni antispaccio nei territori circostanti. Uno squadrone eliportato con compiti preventivi e repressivi della manovalanza criminale che ha invaso i boschi del Varesotto, del Comasco e del Milanese per esercitarvi la loro illecita attività. Di più, un avamposto per la sicurezza anche dei centri abitati. E, questa, è la vera notizia della cerimonia per la posa della prima pietra nell’edificio della brughiera dove, con la famiglia Caproni, nacque – non solo per convenzione – l’aviazione civile italiana.
Estendere i compiti di controllo nelle città, quando le circostanze lo richiederanno a tutela dei cittadini: l’ ha detto il comandante generale dell’Arma, Salvatore Luongo, nel suo intervento. L’ha ribadito il ministro Giancarlo Giorgetti, assicurando l’impegno del governo su uno dei versanti, appunto quello della sicurezza, maggiormente esposto alle preoccupazioni e alle aspettative delle collettività. Pleonastico ribadire quali siano i motivi per allargare la missione istituzionale dei Baschi Rossi fino ai centri abitati, assediati da bande e da personaggi pericolosi che mettono a repentaglio la tranquillità pubblica.
Ci vorrà però qualche tempo prima che Cascina Malpensa ritorni agibile, alcuni anni di lavori per la ristrutturazione. Una trentina i milioni di euro messi a bilancio. E una prospettiva di rilancio in chiave pubblica di un vasto fabbricato altrimenti destinato alla demolizione. Adiacente alle piste dello scalo, si pensò a un certo punto di inglobarlo nei confini di stretta pertinenza aeroportuale in sede di redazione del Masterplan. Furono in molti a schierarsi contro una simile ipotesi, a cominciare dai sindaci del Cuv. Anche noi di Malpensa24, nel nostro piccolo, prendemmo posizione a salvaguardia di un luogo dove passa la storia e che merita la massima attenzione.
Una battaglia corale portata a Roma da Stefano Candiani, parlamentare della Lega, che ha avviato l’iter per recuperare i vecchi stabili e destinarli alla guarnigione dei Cacciatori delle Alpi, al nucleo Cites e alla nuova caserma dell’Arma con competenze aeroportuali, in tutto un centinaio di militari. Lavoro di convincimento, il suo, che ha ora dato frutti importanti sia per quanto riguarda i livelli apicali dell’Arma sia per la parte politica, chiamata a trovare i finanziamenti.
Nell’imperversare di un clima sociale tutt’altro che rasserenante, la cerimonia della mattinata di venerdì 29 maggio è un passo significativo verso la tutela dei cittadini, oltre le solite chiacchiere attorno al problema, al di là delle stucchevoli promesse e della propaganda della politica politicante, degli immancabili intoppi burocratici e procedurali che mettono a rischio gli interventi pubblici nel nostro Paese. Da Cascina Malpensa nasce un’occasione in più per la sicurezza dei territori. La speranza è che anche stavolta non ci sia qualcuno o qualcosa capace di disattenderla. Se ciò accadesse sarebbe davvero intollerabile.
