Valcuvia, piante bruciate e bocconi avvelenati per il cane: condannato il vicino stalker

VALCUVIA – Nove mesi di reclusione per il vicino stalker, un 85enne che nel 2017 avrebbe trasformato in un incubo la vita della donna, classe 1955, che abitava accanto a lui in un piccolo borgo della Valcuvia. Le avrebbe bruciato le piante con un potente erbicida, cercando poi di avvelenarle il cane, preso a botte con un ombrello usato come bastone.

La sentenza

Il verdetto del tribunale di Varese ha dato ragione al pubblico ministero Arianna Cremona e all’avvocato di parte civile, Vera Dall’Osto. L’anziano dovrà risarcire la vicina, che per la paura di incontrarlo avrebbe addirittura smesso di uscire sul balcone.

I rapporti tra vicini

E dire che in principio, è emerso dal processo, i rapporti tra vicini erano buoni. la donna acquistò dall’uomo il terreno per far costruire la propria casa. Poi arrivò la recinzione fatta innalzare dall’odierna persona offesa in giardino. E l’anziano, vedendo i mezzi al lavoro, interpellò il Comune sostenendo che quella costruzione fosse illegittima. Ci fu una causa civile e il giudice accolse la tesi della donna: la recinzione, della lunghezza di circa trenta metri, era regolare. Nel frattempo, però, addio al quieto vivere al confine tra le due abitazioni.

Il cimitero di piante

«Ti spacco la schiena, ti metto sulla sedia rotelle», avrebbe detto un giorno l’85enne alla vicina, che all’epoca dei fatti, come conseguenza dell’uso dell’erbicida di cui si è parlato a processo («tossico per esseri umani e animali», ha evidenziato il pm nella sua requisitoria»), si sarebbe trovata un “cimitero di piante” al posto del giardino. A ciò va aggiunto il timore che ai nipotini – abituati a giocare nel prato – potesse capitare qualcosa di pericoloso; e la rinuncia alle normali abitudini di vita, che sono un elemento ricorrente nei casi di atti persecutori.

La versione dell’imputato

Ma quegli episodi sono stati raccontati in modo approssimativo dalla persona offesa, secondo l’avvocato Antonio Battaglia, difensore dell’85enne, che ha messo in dubbio anche le dichiarazioni del consulente di parte sull’utilizzo del veleno: «Non si è recato sul posto, non ha verificato lo stato dei luoghi». Il resto lo ha aggiunto l’imputato stesso: «Erano le mie piante che stavano morendo, non quelle della mia vicina. Un giorno, bagnandole con la canna, mi è partito un getto d’acqua nel suo giardino. Mi sono preso del delinquente, più altri insulti. E sono finito qua in tribunale».

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