Varese Archeofilm, sul podio la difesa dei libri di De Gregori e l’Alhambra

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VARESE – A conquistare la giuria dell’ottava edizione di Varese Archeofilm – formata dai giornalisti Matteo Inzaghi e Diego Pisati, dal direttore artistico di Filmstudio 90 Giulio Rossini e dallo scrittore Maurizio Fantoni Minnella – è stata l’operazione di salvataggio del patrimonio librario italiano, raccontata nel documentario “Luigi De Gregori – Salvare la creatura”, che durante la seconda guerra mondiale il bibliotecario intraprese a rischio della vita.
Tommaso Sestito, regista del cortometraggio insieme a Lorenzo Chechi, si è collegato da remoto alla serata di ieri, sabato 6 maggio, per ringraziare per il premio “Alfredo e Angelo Castiglioni”; menzione speciale per “La scuola nella savana” di Annalisa Losacco e Giulia Pinto e il poetico “Sui tetti di chi dorme” di Antonello Pisano Murgia; in occasione della sua proiezione la Sala Montanari ha ricevuto giovedì la visita dell’attore Fabio Fanni Marceddu.

varese archeofilm gregori alhambra 04Il favore del pubblico, e quindi il premio “Città di Varese”, sono andati ad “Alhambra, il paradiso perduto”, produzione francese di Marc Janpolsky su meraviglie e misteri della fortezza di Granada, con “La scuola nella savana” al secondo posto e “Sui tetti di chi dorme” al terzo per uno scarto di punti molto ridotto.

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«La città giardino, una continua meraviglia»

«È incredibile che ci siano così tante ville dalle dimensioni di parco, perdipiù concentrate in centro città, e che abbiano resistito per così tanto tempo a possibili trasformazioni: per il drone è una continua meraviglia». Sono queste le riflessioni di Eugenio Manghi, autore con Annalisa Losacco di “La città giardino”, riguardo all’opera, prima visione fuori concorso che ha mostrato le bellezze del territorio passando dai rifugi antiaerei nascosti nel sottosuolo e dal ritorno della fauna selvatica agli alberi più maestosi presenti – il cedro del Libano di villa Mirabello e le sequoie – fino alle composizioni floreali della Gerbera a Casbeno e la storica Villa Alemagna a Barasso. «All’inizio mi tenevo alla larga da qualcosa in cui avrei potuto perdermi e temevo che avrei offerto una visione di parte – così il fisico e jazzista che tra i suoi oltre cento documentari ne ha già realizzati due in cui ha analizzato la provincia – ma poi mia moglie mi ha detto: “‘La città giardino’, non ti sembra una bella idea?”. Il lupo dietro la nuova Esselunga, i tassi in centro: questa è la realtà della nostra città, trent’anni fa si sognavano le volpi dell’Inghilterra. Teniamoci cara questa Italia perché è un’eccellenza assoluta».

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«Un tuffo in un passato di arti e lavori»

Al centro della seconda proposta fuori concorso “Un passato scritto nell’acqua: intervista a Luigi Giorgetti”, cifra stilistica di Massimo Valerio, c’è il decano dei pescatori del lago di Varese, “biblioteca vivente” che ha ripercorso settant’anni di questa attività partendo da quando si usavano ancora le ghiacciaie ed erano in ventisette a disputarsi i posti migliori sullo specchio d’acqua e arrivando ai giorni nostri con i problemi dovuti a inquinamento e cambiamento climatico. Il poeta Marco Iemmi ha introdotto la proiezione leggendo un componimento in tema dalla raccolta “Emozioni dislocate”.

varese archeofilm gregori alhambra 05«Il documentarista è uno di quei lavori che, se spinti da passione, danno qualcosa», ha osservato il graphic designer e fotografo, dal 2012 diventato videomaker per band e clip aziendali. «Non solo ti permette di comunicare con quelle persone ma anche di vivere il loro mondo in maniera più profonda, scovando microstorie e microuniversi da condividere con il pubblico. In un tuffo in un passato di arti e lavori come questo ho notato come i suoi protagonisti abbiano sviluppato connessioni strettissime con l’ambiente in cui vivono: volevo “congelare” in un video qualcosa che si potesse tramandare». Tra i prossimi progetti di Valerio, che gira i suoi documentari con il cellulare «per un’immersione più profonda nel momento della ripresa», ce n’è uno dedicato ai viaggi e alle scoperte dei fratelli Castiglioni.

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