Si dice che tre indizi fanno una prova. In politica forse ne bastano due per supporre che per le candidature a sindaco, in alcune delle nostre principali città che andranno al voto in primavera, esiste già un’ipotesi di accordo. Parliamo di Busto Arsizio e Gallarate: al netto delle scelte del centrodestra a proposito di candidature per Palazzo Estense a Varese, fa premio il concetto che, parole di Andrea Cassani segretario provinciale leghista, “un’alternanza ci può stare”. Cioè, uno scambio di casacche è possibile: candidato meloniano a Gallarate, leghista a Busto Arsizio. In linea con i desiderata di Francesca Caruso, plenipotenziaria di Fratelli d’Italia (e di Ignazio La Russa) in provincia di Varese, convinta da sempre che, dopo undici anni di Lega, a Gallarate tocchi a qualcuno del suo partito insediarsi a Palazzo Borghi.
Per ora è tutto nel campo delle congetture, seppure avallate da credibili presupposti. Ma non siamo lontani dal vero, sia per quanto affermato (a denti stretti?) da Cassani, sia per le reiterate dichiarazioni di Caruso a favore dell’alternanza. Due prese di posizioni più o meno convergenti, due indizi, appunto.
Con settembre si riapre dunque l’agenda politica con vista sulle amministrative. E le candidature saranno il tema principale dei prossimi mesi, in senso trasversale. Centrodestra e centrosinistra dovranno scegliere i loro “campioni” da lanciare nella mischia elettorale. Appuntamento che pullula di incognite: mai come questa volta, la competizione alle urne si annuncia contendibile. A partire da Varese, dove Pd e soci dovranno trovare un sostituto altrettanto valido a Davide Galimberti e, “Fratelli”, leghisti e berlusconiani, sono obbligati a contrapporre una figura dal profilo autorevole dopo due mandati nei quali Galimberti ha impresso il suo marchio. Qui comincia la girandola dei nomi. Fino alle soluzioni più improbabili e stravaganti, frutto della fantasia che scorre a fiumi quando manca un vero leader, una personalità capace di aggregare e di zittire certe cialtronerie che riempiono gli attuali vuoti.
Detto ciò, che le urne del prossimo anno siano ritenute di estrema importanza è testimoniato dall’urgenza di Forza Italia di convocare la segreteria regionale già lunedì 7. All’ordine del giorno c’è, manco a dirlo, Milano (anche il capoluogo va al voto); verrà però presa in esame la complessità elettorale in Lombardia. Con gli intoppi dove si è incagliato il centrodestra, un po’ dappertutto. In discussione ci sono il perimetro delle alleanze e il cosiddetto “fattore V”, riferito alla presenza dei vannacciani, che fin d’ora agitano la corsa per i Municipi.
Sono chiamati alle urne pure Monza, Lodi e Como, tra i capoluoghi di provincia. Più una serie di città attorno alle quali i partiti prestano particolare attenzione per il loro peso nel contesto politico regionale, tra queste Busto Arsizio e Gallarate. Senza dimenticare Varese. Culla della Lega, come si dice con enfasi per rammentare i fasti del passato; Lega ora in fase declinante per tutto quello che si sa e alla ricerca di una nuova identità politica e amministrativa. Fari puntati sul tradizionale raduno di Pontida il 20 settembre e sui rimandi locali che usciranno da lì, soprattutto in funzione elettorale. Prepariamo i popcorn.
