GALLARATE – Andrea Cassani, segretario provinciale della Lega, dalle feste e dai manifesti del Carroccio il brand Salvini premier è ormai scomparso. È questo il segnale ineludibile che la Lega si prepara a cambiare il vertice e la recente linea politica?
«Partiamo col dire che non c’è nessun caso dei simboli “Salvini premier” scomparsi. E non c’è in corso nessuna rivoluzione. Però è chiaro che c’è la voglia e la volontà di tornare a pensare alla nostra gente, ai nostri territori e riprendere le battaglie sui temi che hanno reso forte la Lega e che ci hanno sempre contraddistinto. E questo è quello che emerge proprio dalle nostre feste e dai nostri militanti».
Scusi, non è un po’ tardi? Tornare a parlare oggi di Nord e Padania non significa mettere in atto un’inversione desueta?
«Non scherziamo. Difendere gli interessi degli imprenditori e degli artigiani del Nord, battersi per una tassazione più bassa ed equa e tutelare la nostra gente non ha nulla di desueto. Dobbiamo tornare a farlo con determinazione».
Sta dicendo che negli ultimi anni avete smesso di farlo (e avete pagato dazio)?
«Guardiamo alle cose che sono accadute. In Lega negli ultimi anni sono entrate tante persone nuove che non hanno vissuto una parte della nostra storia, che è la più radicata nei leghisti. Inoltre, ci dimentichiamo troppo in fretta che abbiamo raggiunto percentuali di consenso inimmaginabili portando avanti battaglie più legate a temi quali la sicurezza e l’immigrazione. Argomenti questi che restano “caldi” e che devono essere affiancati a questioni più vicine ai territori».
E tutto questo con “il cannibale” Vannacci che vi sta portando via fette di elettorato. Non è preoccupato?
«Non siamo ciechi. Vediamo cosa dicono i sondaggi e lo spostamento in atto verso Futuro Nazionale. Però nella nostra provincia non c’è un leghista che sia passato con Vannacci. Compreso l’ex sindaco Luini, che stimo, anche se è lontano dalla Lega da tempo e Max Rogora, che però era già passato in Fratelli d’Italia. A me sembra che il generale “peschi” negli altri partiti e questo significa che i valori della Lega non sono replicabili in altri contesti».
Però rincorrete il generale su ogni tema. Anzi, a volte lo superate a destra. Paura?
«La Lega c’era prima e ci sarà dopo il generale. Inoltre la Lega ha la classe dirigente migliore, mentre Vannacci è un uomo solo, che si trova in una posizione invidiabile, ovvero quella di fare opposizione a destra».
E miete consensi, dice poco?
«Ma è solo lui. Ed è la sua immagine che porta valore a Futuro Nazionale e non, come in Lega, le persone del partito. Siccome sappiamo che oggi la presenza del leader è fondamentale, ma anche volubile, dico che la Lega ci sarà anche dopo la “bolla Vannacci”. Vorrei aggiungere una cosa».
Dica…
«Futuro Nazionale porta avanti temi ben conosciuti dall’opinione pubblica ben prima dell’avvento del generale e sui quali la Lega ha fatto cose concrete. Ricordo che negli ultimi trent’anni, solo con Maroni prima e Salvini poi al Ministero dell’Interno, gli sbarchi sono diminuiti. E non casualmente, aggiungo. Questo per dire che se anche ora ci fosse un ministro leghista agli Interni il fenomeno Vannacci avrebbe meno presa».
Se fosse come dice lei, anche Gallarate avrebbe meno problemi in stazione e più forze dell’ordine sul territorio cittadino?
«Non voglio gufarmela, ma mi sento di dire che la situazione in centro città e anche in stazione, che resta un luogo sensibile, è migliorata sia come sicurezza concreta, sia come sicurezza percepita. Questo grazie all’attività della polizia locale e alle richieste fatte e accolte da prefetto e questore. Due anni fa, ad esempio, in piazza Garibaldi non si poteva stare, oggi è diverso».
Torniamo al mondo Vannacci. Lei prima ha detto che Futuro Nazionale non ha classe dirigente. Luca Ferrazzi e Nicola Mucci, per esperienza e curriculum politico, sembrano smentirla, non crede?
«In Lega ci sono ministri, governatori di Regione, sindaci, assessori con profili politici che vanno ben oltre la dimensione comunale. Ferrazzi e Mucci sono due politicanti con dimensione territoriale».
Sorpreso del passaggio di Mucci a Futuro Nazionale?
«Ogni giorno, quando mi sveglio, c’è qualcuno che mi fa capire che la coerenza in politica non esiste. Quando ho letto di Nicola Mucci in Futuro Nazionale stentavo a crederci e mi sono fatto una risata, pensando a quando solo qualche mese fa proprio lui era in piazza con la sinistra a manifestare contro il fatto che non ho ostacolato il Remigration summit al Condominio. Evento in cui Vannacci è intervenuto con un contributo video. Per questo, se penso che oggi Mucci sta nel partito che fa della remigrazione un pilastro, mi viene da sorridere».
Abbiamo capito, tra lei e Mucci non c’è feeling, eppure tra qualche mese potrebbe ritrovarselo alleato. Oppure da avversario potrebbe sfidare la Lega da candidato sindaco per Gallarate con Futuro Nazionale. Quale delle due secondo lei?
«Un’alleanza con Futuro Nazionale oggi non è minimamente pensabile. Lo sarà? Non lo so, vedremo. Detto questo, chi amministra deve saper fare scelte e talvolta porre veti. E credo che chi svolge la propria professione in settori legati all’immobiliarismo e all’edilizia sia poco opportuno che faccia amministrazione».
Si riferisce al suo veto su Mucci assessore di qualche mese fa?
«Certo. Per oltre un anno la segreteria cittadina e provinciale di Forza Italia mi ha chiesto ripetutamente di avvicendare l’assessore Longobardi con Mucci. Io mi sono sempre opposto a questo scenario e non certo per questioni di simpatie o antipatie».
Quindi per quali ragioni?
«L’assessore è un ruolo fiduciario e quando mi si chiede di indicare una persona per la giunta, da sindaco, dico che questa deve avere la mia più totale fiducia. E poi, alla luce delle scelte fatte, posso dire che ci ho visto giusto quando ho messo il veto su Mucci assessore».
Mucci alleato della Lega di Cassani. Non sarebbe imbarazzante anche per lei se dovesse accadere?
«Sì, lo sarebbe».
Se poi aggiungiamo Luca Ferrazzi con il quale non sono certo rose e fiori…
«A Ferrazzi riconosco l’indubbia capacità di saper sopravvivere politicamente e di adattarsi a qualsiasi cambiamento politico. Io non sarei capace, mi ritengono una persona coerente. Faccio anche notare che Ferrazzi nel 2016 fece eleggere due consiglieri in lista con la Lega (Luca Carabelli e Luigi Fichera) e “mise” Franco Liccati come assessore di suo riferimento, il quale se ne andò dopo otto mesi. A quel punto non volle fare entrare in giunta uno dei due consiglieri eletti, come gli avevo chiesto perché voleva tenermi in pugno in consiglio. Passò all’opposizione. Mentre nel 2021 sostenne una candidata di centrosinistra (Sonia Serati, a quel tempo in Azione) con una lista che è stata di gran lunga la meno votata. Capisco di non stargli particolarmente simpatico».
Gallarate 2027, Francesca Caruso sostiene che il candidato sarà di Fratelli d’Italia. Lei si è rassegnato al fatto che non correrà un leghista, o una leghista?
«Non so in quale veste abbia parlato Francesca Caruso: se da vicepresidente provinciale di Fratelli d’Italia, o da coordinatore locale. Prendiamo atto. La Lega però con il segretario cittadino Giorgio Caielli ha detto invece che il candidato sarà nostro. Dopodiché, un’alternanza con Busto ci può stare e con Caruso concordo sul fatto che l’obiettivo comune sia trovare il miglior candidato».
Un ultima domanda, Cassani. La Lega ha avuto il Capo, il Capitano e il Generale. Il Carroccio, oggi, di chi avrebbe bisogno? Del Doge?
(Cassani sorride prima di rispondere). «Non ho la ricetta per dire quale sia la soluzione migliore, ma la Lega ha uomini e classe dirigente in grado di riconquistare il consenso perso».
