Varese candidata a capitale italiana della cultura 2030: il progetto della Provincia

L'Eremo di Santa Caterina è uno dei gioielli che il progetto Varese Cultura 2030 mette in prima linea

VARESE – “Varese Cultura 2030”: un progetto da 2,4 milioni di euro, con la Provincia di Varese come capofila, per arrivare a presentare la candidatura del territorio come Capitale italiana della Cultura 2030. In campo, oltre a villa Recalcati, ci sono le quattro grandi città Varese, Busto Arsizio, Gallarate e Saronno, ma anche alcuni enti come l’Università dell’Insubria e il Maga di Gallarate e soggetti del privato sociale, come Archeologistics e l’associazione Abbonamento Musei. Il primo step per arrivare alla candidatura è il bando Emblematici Maggiori di Fondazione Cariplo, a cui il progetto si è candidato per ottenere un finanziamento pari al 58% del totale, circa 1,4 milioni di euro.

Fare “sistema”

Dopo lo smacco subito da Gallarate con la candidatura a Capitale dell’Arte Contemporanea 2025, il processo che porterà alla designazione della Capitale italiana della Cultura 2030 dovrebbe iniziare tendenzialmente nel 2027, considerato che a luglio 2024 c’è stata la prima scadenza in vista dell’assegnazione del titolo per il 2027 con la presentazione di una manifestazione scritta di interesse da parte delle città che intendono concorrere. Così il progetto “Varese Cultura 2030”, su base triennale, prova a preparare il terreno in vista della candidatura, lavorando su due assi principali: «una rappresentazione sistematica e organica del sistema culturale della provincia di Varese» e la definizione di «una visione, degli scenari ed una strategia di sviluppo del sistema culturale che proietterà Varese e il suo territorio nel 2030». Per arrivare ad una candidatura che abbia le gambe per correre servono «un sistema culturale integrato», ma anche «una sinergia tra i poli culturali» e «una promozione coordinata e unitaria» del sistema e delle iniziative.

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Gettare le basi per la candidatura

Partendo dalle premesse che «i player culturali e creativi più dinamici della provincia procedono fino ad oggi individualmente» e che «l’intero territorio risente dei rapporti schiaccianti tra centro e periferia, tra le grandi aree metropolitane (Milano, Torino in primis) e le aree di connessione», il progetto si pone «l’obiettivo generale di contribuire allo sviluppo sostenibile, alla promozione e all’affermazione a livello interregionale del sistema culturale di Varese», ma anche alla «predisposizione delle condizioni necessarie per la candidatura di Varese e del suo territorio come Capitale Italiana della Cultura 2030». Valorizzazione dei poli culturali e connessioni tra gli stessi e il territorio sono alcune delle azioni che il progetto reputa necessarie per centrare gli obiettivi.

I gioielli da valorizzare

I grandi attrattori del paesaggio (l’Eremo di Santa Caterina su tutti), il contemporaneo (il museo Maga e Villa Panza in primis), i siti Unesco (ben quattro in provincia più un sito Mab, numero record in Lombardia), ma anche le storie industriali e i musei d’impresa (come Volandia e il Museo del Tessile) sono i punti di forza e i “gioielli” che rappresentano le carte da giocare per mostrare la ricchezza culturale del territorio della provincia di Varese. Le azioni previste dal progetto sono sei: coordinamento in capo alla Provincia, “fotografia” del sistema, condivisione con il territorio, creazione di una “governance” con lo sviluppo di strumenti per la rappresentazione coordinata, la valorizzazione dei poli culturali e una bigliettazione unica, e ancora un programma di coinvolgimento del territorio, un piano di comunicazione e promozione e infine il monitoraggio della strategia. Ora non resta che convincere la Fondazione Cariplo della bontà del progetto.

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